Protezione contro i Sovraccarichi Elettrici: Guida Completa a Interruttori e Dispositivi

Ve lo dico subito, senza giri di parole: la protezione sovraccarichi elettrici è una di quelle cose che sembrano scontate finché non ti trovi con un quadro che salta in continuazione, o peggio, con un cavo che ha preso fuoco dentro una parete. A me è successo dieci anni fa, in un cantiere a Catania: avevo dimensionato male la linea di alimentazione per un gruppo di macchine utensili, un banale errore di calcolo sulla sezione del cavo. Dopo tre giorni il cliente mi chiama perché dall’interruttore usciva fumo. Per fortuna era sabato e in cantiere non c’era nessuno, ma vi assicuro che la lezione me la ricordo ancora oggi. Da allora, quando progetto un impianto, la protezione dai sovraccarichi è la prima cosa che controllo, non l’ultima.

Cos’è la Protezione contro i Sovraccarichi Elettrici e Perché è Fondamentale

La protezione sovraccarichi elettrici è quel sistema di dispositivi che interrompe automaticamente il circuito quando la corrente supera per un tempo prolungato il valore nominale per cui il conduttore è stato progettato. In parole povere: se in una linea da 16A provi a far passare 25A per mezz’ora, il cavo si scalda, la guaina si scioglie e, se non interviene niente, prendi fuoco. Sembra banale, eppure ho visto professionisti con anni di esperienza sottovalutare questo aspetto.

La normativa CEI 64-8, in particolare la sezione 43, è chiara: ogni circuito deve essere protetto contro i sovraccarichi da un dispositivo in grado di interrompere ogni corrente di sovraccarico prima che possa causare danni per riscaldamento dei conduttori, delle connessioni e delle parti circostanti. Non è un optional, è un obbligo di legge. Purtroppo, in tanti anni di lavoro, ho visto più di un impianto dove questa regola veniva interpretata con eccessiva leggerezza.

Normativa di Riferimento per la Protezione dei Circuiti Elettrici

La norma che regola la protezione sovraccarichi elettrici è la CEI 64-8/7, sezioni 43 e 53, che rimanda alla CEI EN 60898 per gli interruttori magnetotermici e alla CEI EN 60947-2 per gli interruttori scatolati industriali. In particolare, il paragrafo 433.2 stabilisce che la corrente di intervento del dispositivo di protezione (I2) non deve superare 1,45 volte la portata del cavo (Iz). In pratica: se hai un cavo da 20A, il dispositivo deve intervenire al massimo a 29A. Ma attenzione: non basta prendere un magnetotermico da 20A per un cavo da 20A: bisogna considerare anche la corrente nominale del carico (Ib), la temperatura ambiente, il tipo di posa e il fattore di correzione.

La CEI 64-8, aggiornata al 2026, ha introdotto alcune novità interessanti. Per esempio, nei locali ad uso residenziale, ora è obbligatorio prevedere un circuito dedicato per ogni zona giorno e ogni zona notte, con protezione indipendente. Prima era solo una buona pratica, oggi è norma. Chi progetta impianti come me ha dovuto rivedere tutti i vecchi schemi, ma alla fine è un bene: impianti più sicuri e meno rischi per chi ci abita.

Tipi di Dispositivi per la Protezione contro i Sovraccarichi

Quando si parla di protezione sovraccarichi elettrici, i dispositivi principali sono tre: gli interruttori magnetotermici (MCB), gli interruttori scatolati (MCCB) e i fusibili.

Interruttori magnetotermici (MCB): sono i più comuni negli impianti civili e terziari. Hanno due soglie di intervento: la termica (per sovraccarichi lenti e prolungati, basata su una lamina bimetallica che si scalda) e la magnetica (per cortocircuiti, basata su un elettromagnete che scatta istantaneamente). Le curve più diffuse sono B, C e D: la B scatta tra 3 e 5 In (adatta per resistenze e illuminazione), la C tra 5 e 10 In (la più usata per usi generali), la D tra 10 e 20 In (per motori e trasformatori). In un cantiere a Palermo, ho visto un progettista mettere curve B su un circuito di motori: risultato, scattava ogni volta che partiva la macchina. Una curva D avrebbe risolto tutto.

Interruttori scatolati (MCCB): sono il passo successivo per potenze più elevate (fino a 1600A e oltre). Li trovi nei quadri generali di condomini, capannoni industriali, centri commerciali. Hanno la possibilità di regolare la soglia termica e magnetica, una flessibilità che un MCB non ti dà. Ogni volta che progetto un quadro industriale, preferisco gli scatolati proprio per questa regolabilità: posso tarare l’intervento in base al carico reale, non solo a valori fissi.

Fusibili: sembrano obsoleti ma in certi contesti industriali restano la scelta migliore. Sono semplici, economici e hanno un potere di interruzione altissimo. Il problema? Se saltano, devi sostituirli. In un impianto produttivo dove ogni ora ferma costa migliaia di euro, meglio un magnetotermico che puoi riarmare.

Come Dimensionare Correttamente la Protezione contro i Sovraccarichi

Il dimensionamento di un sistema di protezione sovraccarichi elettrici segue regole precise che ho imparato sulla mia pelle dopo l’episodio delle macchine utensili.

1. Calcola la corrente di impiego (Ib): è la corrente assorbita dal carico in condizioni nominali. Per un motore da 5 kW trifase a 400V con cosphi 0,85: Ib = 5000 / (radice quadrata 3 x 400 x 0,85) circa 8,5A. Facile, no? Eppure quante volte ho visto dimensionare sulla targa del motore senza considerare il fattore di potenza.

2. Determina la portata del cavo (Iz): dipende dalla sezione, dal materiale (rame o alluminio), dalla temperatura ambiente, dal tipo di posa (in aria, interrato, in tubo, in fascio). La CEI UNEL 35024 fornisce le tabelle: un 2,5mmq in rame posato in tubo in aria a 30 gradi porta circa 21A. Ma se la temperatura ambiente è 40 gradi e i cavi sono in fascio, il coefficiente di correzione può portare Iz a 15A o meno.

3. Scegli il dispositivo: deve soddisfare due condizioni: Ib minore o uguale a In minore o uguale a Iz (la corrente nominale del dispositivo deve essere tra Ib e Iz) e I2 minore o uguale a 1,45 x Iz (la corrente di intervento non deve superare 1,45 volte Iz). Per l’esempio del 2,5mmq con Iz=21A: prendo un magnetotermico da 16A (In=16A, che è tra Ib=8,5A e Iz=21A) e verifico che I2 sia minore o uguale a 1,45×21 = 30,45A. Per un MCB termico, I2 è circa 1,45xIn = 23,2A, quindi OK.

4. Verifica il coordinamento: il dispositivo deve proteggere il cavo in tutte le condizioni di sovraccarico. Sembra una banalità, ma ho visto impianti con cavi da 4mmq protetti da magnetotermici da 25A. Il cavo portava 27A, il dispositivo interveniva a 36A: troppo tardi. Il cavo si scaldava fino a 60 gradi in condizioni normali.

Errori Comuni nella Protezione contro i Sovraccarichi che Ho Visto Fare

Dopo vent’anni di cantieri, ne ho visti tanti di errori sulla protezione sovraccarichi elettrici. Ve ne elenco i pi frequenti, quelli che mi fanno ancora venire i brividi:

Cavo troppo sottile per il magnetotermico: è l’errore numero uno. Un impianto vecchio con cavi da 1,5mmq e interruttori da 16A messi dopo un rifacimento parziale. Il cavo portava 15A in condizioni ideali, ma con l’interruttore da 16A, il sovraccarico arrivava a 23A prima di scattare. Risultato: cavo che si carbonizza dentro la canalina. Ho rifatto l’impianto di un’intera palazzina per un errore del genere.

Non considerare i fattori di correzione: temperatura ambiente, posa in fascio, interramento. In un solaio a luglio, la temperatura può superare i 45 gradi. Se non applichi il coefficiente di correzione (circa 0,8 per 40 gradi), stai dimensionando al limite del guasto. Lo dico sempre ai giovani progettisti: la tabella UNEL ti dà i valori a 30 gradi, ma in estate in Sardegna siamo a 42 gradi all’ombra. Calcolate il declassamento, per favore.

Selettività ignorata: mettere lo stesso valore di interruzione su tutti i livelli del quadro. Se il generale scatta prima del secondario, tutto l’impianto va in blackout per un guasto su una singola presa. La norma richiede la selettività, ma in molti impianti che ho visto manutentare, saltava sempre tutto insieme.

Curva magnetica sbagliata: abbiamo visto prima l’esempio delle curve B su circuiti motore. Non è solo un fastidio (scatti continui), è un rischio: se il personale si stufa e alza la taratura o bypassa l’interruttore, la sicurezza salta del tutto.

Domande Frequenti sulla Protezione contro i Sovraccarichi

D: Un magnetotermico da 16A protegge un cavo da 1,5mmq?
R: No, è pericoloso. Un 1,5mmq in rame in tubo porta circa 14A a 30 gradi. Con un magnetotermico da 16A, la corrente di intervento è circa 23A, ben oltre 1,45×14 = 20,3A. Devi usare un 10A o passare a cavo da 2,5mmq. Sulla carta sembra poco, ma nella pratica ho visto cavi di 1,5mmq letteralmente sciogliersi dentro le pareti.

D: Che differenza c’è tra protezione sovraccarico e cortocircuito?
R: Il sovraccarico è un aumento di corrente lento e prolungato (es. troppe utenze accese sulla stessa linea). Il cortocircuito è un evento improvviso con correnti altissime. Il magnetotermico gestisce entrambi: la parte termica per i sovraccarichi, la parte magnetica per i cortocircuiti. Attenzione peró: la protezione magnetica non sostituisce la protezione termica. Se hai un cortocircuito lento (caso raro ma possibile), la sola protezione magnetica potrebbe non intervenire.

D: Posso usare un interruttore differenziale come protezione sovraccarico?
R: No, assolutamente. Il differenziale protegge dalle dispersioni verso terra, non dai sovraccarichi. Un differenziale puro (senza sganciatore termico) non scatta se passano 50A su un cavo da 10A. Ho visto impianti con solo differenziali e nessun magnetotermico: un rischio enorme. Vanno sempre in serie: magnetotermico + differenziale, oppure un unico differenziale magnetotermico.

D: Ogni quanto va verificato un sistema di protezione sovraccarichi?
R: La normativa non dà una scadenza fissa, ma la buona pratica dice almeno ogni 2 anni per impianti civili e ogni anno per quelli industriali. Io nei miei contratti di manutenzione includo sempre un test di sgancio termico e magnetico a campione. Costa poco e ti può salvare da un disastro.

Conclusione sulla Protezione contro i Sovraccarichi Elettrici

Se c’è una cosa che ho imparato in vent’anni di cantieri è questa: la protezione sovraccarichi elettrici non è un dettaglio da lasciare al caso. È il vero confine tra un impianto che funziona per decenni e uno che prima o poi causa danni. Ogni progetto che firmo ha una sezione dedicata al calcolo delle protezioni, con verifiche puntuali su ogni linea, dalla pi piccola alla pi grande. Perché l’errore di dimensionamento di un cavo, come quello che ho fatto io all’inizio della carriera, non è solo un problema tecnico. È una responsabilità che, come professionisti, non possiamo permetterci di prendere sotto gamba.

Se state progettando un impianto nuovo o ristrutturandone uno vecchio, fermatevi un attimo e controllate: il magnetotermico che avete scelto è coordinato con la sezione del cavo? Avete considerato la temperatura ambiente? La selettività è garantita? Sono domande che sembrano banali, ma vi assicuro che nella fretta del cantiere si tende a darle per scontate. E le ho viste le conseguenze: un capannone fermo tre giorni per un quadro rifatto male, un appartamento senza luce per un cavo bruciato dentro la traccia. Non vale la pena rischiare. Fate i calcoli, tutti, sempre. Un collega esperto una volta mi disse: la sicurezza di un impianto si vede dai dettagli, non dalle marche che usi. Da allora, ogni volta che apro un quadro, controllo prima gli interruttori. E solo dopo tutto il resto.