Ve lo dico da perito che da oltre vent’anni gira cantieri e stabilimenti: il preposto sicurezza è la figura che fa la differenza tra una giornata tranquilla e un infortunio grave, eppure è quella che le aziende nominano peggio. Anzi, mi è capitato un caso a Siracusa che racconto ancora nei corsi: un capocantiere bravissimo scoprì di essere considerato “preposto” solo quando arrivò l’ispettore dell’ASL e chiese la lettera di nomina. Quella lettera non esisteva. E la formazione, manco a dirlo, non l’aveva mai seguita nessuno. La faccia del titolare in quel momento non la dimenticherò mai, ve lo assicuro.
Chi è il preposto sicurezza e perché il cantiere ne ha bisogno
Innanzitutto, chiariamo chi stiamo cercando. In pratica, la definizione che conta sta nell’articolo 2 del Decreto Legislativo 81/2008: il preposto è la persona che, in ragione delle competenze professionali e nei limiti dei poteri gerarchici e funzionali adeguati all’incarico, sovrintende all’attività lavorativa, garantisce l’attuazione delle direttive ricevute e ne controlla la corretta esecuzione. In altre parole, rappresenta l’occhio del datore di lavoro dentro la produzione: vede quello che succede quando nessun altro guarda.
Tuttavia, attenzione a una distinzione che sui cantieri genera una confusione pazzesca. In breve, il dirigente decide le strategie, il datore di lavoro risponde di tutto, il preposto vigila sul come si lavora ogni giorno. Spesso il capocantiere o il caposquadra svolgono di fatto questa funzione senza saperlo: la giurisprudenza parla di “preposto di fatto” e lo tratta come un preposto vero, con nomina o senza.
Ad esempio, ricordo un collega finito in un procedimento penale per un infortunio avvenuto in un cantiere dove lui, per sua stessa ammissione, “faceva solo il caposquadra”. Comunque, la nomina non c’era, ma i giudici hanno ritenuto che di fatto sovrintendeva alle attività, e quello è bastato per coinvolgerlo. Ormai ripeto sempre la stessa frase nei corsi: la carta della nomina serve a proteggere anche chi la riceve, non solo l’azienda.
Preposto sicurezza: cosa dice la normativa
Per comprendere la portata del ruolo, bisogna leggere insieme gli articoli 18 e 19 del Testo Unico. Prima di tutto, l’articolo 18, comma 1, lettera b-bis, impone al datore di lavoro di designare i preposti; l’articolo 19 elenca i loro obblighi: sovrintendere e vigilare sull’osservanza delle disposizioni, verificare che i lavoratori usino i dispositivi di protezione individuale, controllare che solo le persone autorizzate accedano alle zone pericolose, segnalare le deficienze di mezzi, attrezzature e ambienti di lavoro.
Inoltre, l’articolo 37, comma 7, rende obbligatoria una formazione specifica, disciplinata dall’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011: otto ore di formazione di base, più quattro ore di aggiornamento ogni cinque anni. Sebbene l’esperienza conti tantissimo, non basta avere vent’anni di mestiere: è un punto che faccio sempre fatica a far digerire ai vecchi capisquadra, perché la norma chiede anche il corso e il relativo attestato.
Di conseguenza, chi nomina un preposto senza formazione commette un errore doppio: espone l’azienda a sanzioni e lascia una persona di buona volontà con un compito per cui non ha gli strumenti adeguati. Anche il testo integrale del decreto lo trovate su normattiva.it: leggetelo con calma, magari con il documento di valutazione dei rischi sotto mano. Invece, per gli aspetti elettrici, su installazioneelettrica.it trovate approfondimenti mirati, utili anche per la formazione dei preposti.
In particolare, molti trascurano un ultimo aspetto: il preposto ha un ruolo esplicito anche nelle procedure di emergenza e nel primo soccorso, perché la vigilanza copre l’intera giornata, comprese le fasi di avvio, manutenzione e chiusura del cantiere.
Quando serve nominare un preposto sicurezza
Prima di tutto, sfatiamo un mito che circola ancora: non esiste una soglia magica di dipendenti oltre la quale scatta l’obbligo. Di norma, la designazione serve ogni volta che l’organizzazione richiede una funzione di sovrintendenza, e nei cantieri edili questa funzione c’è quasi sempre, perché qualcuno deve coordinare squadre, mezzi e fasi diverse.
In pratica, se avete un capocantiere o un caposquadra che distribuisce i compiti e controlla il lavoro, quello è il vostro preposto: formalizzatelo. Allo stesso tempo, nelle imprese con più squadre o più turni, servono più preposti, uno per ogni ambito in cui qualcuno deve vigilare. In sostanza, il criterio guida è semplice: se c’è qualcuno che di fatto sovrintende, quel qualcuno va nominato, formato e messo in condizione di lavorare bene.
Al contrario, attenzione anche al caso opposto, che ho visto ripetersi troppe volte: nominare un preposto solo sulla carta, senza poteri reali, è peggio che non nominarlo. Anzi, ho incrociato organigrammi con nomi a raffica e zero autorità effettiva: quella carta, in caso di infortunio, non protegge nessuno, anzi aggrava le posizioni di tutti.
Anche nei lavori in appalto la figura serve eccome. In quel caso, quando la vostra impresa opera in un cantiere con più datori di lavoro, il preposto diventa il punto di contatto con il coordinatore per la sicurezza: partecipa alle riunioni di coordinamento, segnala le interferenze, vigila sulle proprie maestranze. In effetti, senza di lui, l’impresa rischia di essere sempre l’ultima a sapere cosa succede in cantiere.
Requisiti e formazione del preposto sicurezza
Quali requisiti deve avere un buon preposto? Innanzitutto, le competenze professionali adeguate alla natura dell’incarico: conoscenza del processo, delle macchine, dei rischi specifici di quel luogo di lavoro. In secondo luogo, i poteri: deve poter fermare un lavoro, deve poter far rispettare le procedure, deve avere un canale diretto con il datore di lavoro. In ogni caso, senza questi due elementi, qualsiasi nomina resta un pezzo di carta.
Per quanto riguarda la formazione, il percorso è quello dell’Accordo Stato-Regioni del 21 dicembre 2011: otto ore di base e quattro ore di aggiornamento quinquennale. Inoltre, sul nostro blog trovate una guida completa sulla formazione e l’aggiornamento dei lavoratori in sicurezza, che vi aiuta a orientarvi tra i vari obblighi e a capire dove collocare la formazione del preposto rispetto a quella degli altri ruoli.
Oggi ammetto volentieri un errore mio, perché la trasparenza paga. Ad esempio, ai primi tempi da capo cantiere nominai un preposto tecnicamente impeccabile, ma senza dargli alcun potere di intervento: l’uomo giusto con le mani legate. Il risultato? Le segnalazioni arrivavano puntuali, le correzioni mai. Pertanto, da lì ho imparato che nomina senza poteri è carta straccia, e ora controllo sempre che la lettera di incarico elenchi davvero i poteri, non solo i doveri.
In aggiunta, non dimentichiamo le qualità che non stanno su nessun attestato: autorevolezza naturale, capacità di comunicare con gli operai senza alzare la voce, coerenza tra quello che si dice e quello che si fa. Soprattutto, un preposto che non rispetta le regole davanti alla squadra brucia in un giorno la credibilità costruita in un anno.
Come nominare il preposto sicurezza: guida passo per passo
La procedura corretta richiede pochi passaggi, ma tutti necessari. Di solito la imposto così, nei cantieri che seguo e nelle aziende che accompagno nella messa a norma.
Step 1: analizza l’organizzazione del lavoro
Prima di tutto, individua chi svolge di fatto funzioni di sovrintendenza: capocantiere, caposquadra, responsabili di reparto. Poi fai un elenco scritto di luoghi, squadre e turni, così la nomina non lascia zone d’ombra.
Step 2: redigi la lettera di nomina
In seguito, prepara una lettera di incarico chiara e dettagliata: dati del preposto, ambito di intervento, poteri effettivi (fermare i lavori, far rispettare le procedure, segnalare le non conformità) e l’obbligo di riferire periodicamente al datore di lavoro. Poi firma e data, in duplice copia: una per l’azienda, una per il preposto.
Step 3: forma e consegna
Poi, verifica che la formazione di base sia completa e registrata, consegna la lettera di nomina e raccogli la firma di ricevuta. Poi conserva tutto nel fascicolo del personale: in caso di controllo, l’ispettore vuole vedere proprio questi documenti, e lì vuole in ordine cronologico.
Step 4: verifica e aggiorna
Infine, ripassa la nomina a ogni cambiamento organizzativo e programma l’aggiornamento quinquennale con lo stesso rigore della formazione iniziale. Anche un preposto che lascia l’azienda o cambia ruolo va sostituito con la stessa cura con cui lo hai nominato la prima volta.
Responsabilità e sanzioni per il preposto sicurezza
Parliamo del capitolo che nessuno ama, ma che tutti devono conoscere. Prima di tutto, il preposto che non vigila risponde personalmente: l’articolo 19, comma 2, prevede l’arresto fino a due mesi o un’ammenda per chi viola gli obblighi di sovrintendenza, e la giurisprudenza applica queste norme con sempre più rigore.
In aggiunta, c’è la responsabilità civile: se un lavoratore si infortuna perché il preposto non ha segnalato o non ha interrotto un’attività pericolosa, il risarcimento può pesare sul suo patrimonio, oltre che su quello dell’azienda. Inoltre, non vale la scusa “non lo sapevo”: la formazione serve proprio a rendere conoscibili i doveri e a dimostrare che la persona aveva gli strumenti per agire.
Tuttavia, attenzione: la responsabilità si valuta sempre in concreto. Di norma, un preposto che ha segnalato per iscritto il pericolo, che ha fermato il lavoro e che ha formato i suoi operai ha già costruito la sua difesa migliore. In effetti, la traccia documentale vale oro in questi casi: scrivete sempre, datate sempre, conservate sempre.
Infine, se lavorate in cantiere, vi consiglio la nostra guida completa alla sicurezza nei cantieri edili, dove trovate il quadro delle responsabilità con esempi pratici.
Domande frequenti sul preposto sicurezza
Chiudo con le domande che mi pongono più spesso in aula e in cantiere.
- Il preposto può essere un operaio semplice? Sì, purché abbia competenze, poteri e formazione adeguati: non serve un titolo di studio, serve la funzione e la capacità di esercitarla.
- Che differenza c’è tra preposto e capocantiere? Il capocantiere è un ruolo organizzativo tipico dell’edilizia; il preposto è una figura normativa del decreto 81. Spesso coincidono, ma la nomina formale fa la differenza in caso di controllo o infortunio.
- Quanto dura la formazione del preposto? Otto ore di base più quattro ore di aggiornamento ogni cinque anni, salvo i casi in cui il documento di valutazione dei rischi richiede contenuti aggiuntivi specifici.
- Cosa rischia il datore che non designa il preposto? Sanzioni amministrative e penali, e in caso di infortunio una posizione molto più esposta dal punto di vista legale.
- Il preposto può rifiutare la nomina? Può rifiutare se mancano i presupposti o i poteri, ma se accetta deve poi esercitare davvero la vigilanza: non può limitarsi a firmare.
- Il preposto risponde se l’operaio non usa i DPI? Risponde se non ha vigilato e non ha segnalato: la vigilanza sull’uso dei DPI è uno dei suoi doveri centrali, lo dice la norma e lo confermano le sentenze.
Per approfondire un tema affine, guardate anche l’articolo sul piano di emergenza ed evacuazione: il preposto ha un ruolo chiave anche nelle procedure di emergenza, e spesso lo si dimentica fino al momento in cui serve davvero.
Conclusione: il preposto sicurezza vale più di mille procedure
Se dovessi riassumere vent’anni di cantieri in una frase, direi questa: la sicurezza non la fanno i documenti, la fanno le persone che lì applicano ogni giorno, e il preposto è la prima di queste persone. Un buon preposto, formato e con i poteri giusti, evita più infortuni di qualsiasi procedura scritta, perché interviene sul posto nel momento esatto in cui il rischio si presenta.
Quindi, il mio consiglio da vecchio perito è semplice: se domani entrate in un cantiere e nessuno sa dirvi chi è il preposto, fermatevi e chiedetelo. E se siete un imprenditore, prendete sul serio la nomina: non è un adempimento burocratico, è la persona che ogni mattina tiene gli occhi aperti al posto vostro.
Tra qualche anno, con la cultura della prevenzione che cresce, la figura del preposto sicurezza diventerà ancora più centrale nelle organizzazioni: chi la tratta come una formalità resterà indietro, chi la valorizza costruirà cantieri più sereni e più produttivi. Io, da parte mia, continuo a dire ai giovani colleghi: nominate bene, formate bene, e dormirete tranquilli. È la lezione più cara che ho pagato, e quella che ripago volentieri.