Ricordo un cantiere, anni fa, dove l’intonaco di un muro esterno si era staccato a pezzi dopo un solo inverno. Il muratore giurava di aver fatto tutto giusto. Quando ho guardato i sacchi avanzati, ho capito: aveva usato una malta cementizia su una parete in tufo che doveva respirare. Ve lo dico da tecnico che di errori così ne ha visti tanti: la malta non è “quella roba grigia che tiene insieme i mattoni”. Scegliere tra le tipologie di malta per l’edilizia quella giusta fa la differenza tra una muratura che dura cent’anni e una che si rovina in una stagione. In questa guida vi porto dritti al punto, con quello che serve davvero sapere in cantiere.
Le tipologie di malta per l’edilizia: si scelgono dal legante
La regola che ripeto sempre è una: la malta si classifica dal legante, non dal colore o dalla marca. Cemento, calce o un mix dei due: ogni legante dà proprietà diverse, e usare l’uno al posto dell’altro è l’errore più comune e più costoso. A questa scelta di base si aggiungono poi le malte speciali, studiate per lavori particolari. Vediamole una per una, con i casi in cui le uso davvero.
Malta di cemento: potenza, ma occhio al ritiro
La malta cementizia è la più resistente: cemento, sabbia e acqua, con elevate prestazioni meccaniche. La uso per murature portanti, cordoli, sottofondi e tutte quelle situazioni dove la struttura deve reggere carichi veri. Il suo difetto è altrettanto noto: ritira molto e non traspira. Su una muratura in tufo, in laterizio pieno antico o in pietra, il cemento crea un “cappotto rigido” che trattiene l’umidità interna: è esattamente il disastro che vi raccontavo all’inizio. Regola pratica: cemento dove serve resistenza, mai dove serve respirazione. E un’avvertenza sul dosaggio: la tentazione di “aggiungere un po’ più di cemento” per fare prima è fortissima, ma un dosaggio troppo ricco aumenta il ritiro e le fessure da ritiro — la resistenza non si compra col cemento in più, si compra con la malta giusta e la stagionatura corretta.
Malta di calce: la regina del restauro
La malta di calce — aerea o idraulica naturale (NHL) — è l’opposto: flessibile, traspirante, “morbida”. È la scelta obbligata per il restauro di edifici storici e per qualsiasi muratura antica, perché lascia respirare la parete e assorbe i micro-movimenti senza fessurarsi. Costa un po’ di più e fa presa più lentamente, ma chi lavora sul recupero sa che è l’unica strada: ho visto muri in pietra “riparati” col cemento diventare vere e proprie sacche di umidità. Se il vostro edificio è stato costruito prima del 1950 circa, partite da qui: malta di calce, e valutate la NHL per le zone più esposte.
Malta bastarda: il compromesso che funziona
La malta bastarda, mista di cemento e calce, è quella che si usa nel 70% dei lavori comuni: tramezzi, murature ordinarie, riprese, sistemazioni. Unisce una buona resistenza alla lavorabilità e a una traspirazione accettabile, ed è più perdonante degli errori di dosaggio. Per le murature nuove di un’abitazione normale, è la scelta più sensata: non serve il massimo della resistenza, serve un materiale equilibrato che non crei problemi col passare degli anni.
Malte speciali: refrattarie, fibrorinforzate e premiscelate
Poi ci sono le malte per lavori specifici. Le refrattarie reggono temperature molto elevate: sono quelle da usare per camini, stufe e barbecue in muratura — usare una malta normale lì significa vederla sbriciolarsi alla prima stagione di fuoco. Le fibrorinforzate contengono fibre che aumentano coesione e resistenza alla fessurazione: ottime per riparazioni e ripristini su superfici esistenti. Le premiscelate, infine, sono quelle in sacco pronte all’uso: costano di più della malta “fatta in cantiere”, ma garantiscono un dosaggio costante e risparmiano tempo — per i lavori piccoli o per chi non ha un betoniera a portata di mano, sono la scelta furba.
Come scegliere tra le tipologie di malta: la regola del pollice
Chiudiamo con il metodo che uso per orientarmi in qualsiasi progetto. Prima: chiedetevi se la parete deve respirare (murature antiche, tufo, pietra) → calce. Seconda: se deve reggere carichi veri → cemento o bastarda ad alta resistenza. Terza: guardate la classe di resistenza dichiarata, che per le malte da muratura segue la UNI EN 998-1: le classi vanno da M1 a M25, e il numero indica i N/mm² di resistenza a compressione. Per un tramezzo basta una M5, per una muratura portante servono M10 e superiori: se il fornitore vi propone “malta da muro” senza classe, diffidate. E ricordate l’ultima regola, quella che nessun sacco vi racconta: la malta va stagionata. Nei primi giorni dopo la posa, bagnate leggermente la muratura, soprattutto d’estate: una malta che asciuga troppo in fretta perde gran parte della sua resistenza. Sembra un dettaglio da nonnina, ma è il motivo per cui molte murature “nuove” si sfarinano dopo pochi anni. Scegliete bene la malta, dosatela con testa, stagionatela con pazienza: il vostro muro vi ringrazierà per i prossimi cent’anni.
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