Segnali di Salvataggio e Antincendio: Tipologie, Obblighi e Normativa

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Segnali di salvataggio e antincendio: tipologie, normativa e obblighi: ve lo dico da perito che ha certificato decine di cantieri, la segnaletica di sicurezza è quella cosa che tutti guardano ma nessuno legge finché non serve. Purtroppo, quando serve deve essere lì, visibile, inequivocabile. Innanzitutto, ho visto un capannone industriale perdere 20 minuti preziosi perché le uscite di emergenza non erano segnalate correttamente. Venti minuti che in un incendio fanno la differenza tra uscire tutti e non uscire affatto. Di solito, chi progetta la sicurezza pensa prima all’impianto antincendio e solo dopo ai segnali: un errore che ho fatto anch’io all’inizio.

Segnali di salvataggio e antincendio: cosa sono e perché sono obbligatori

Innanzitutto, chiariamo una cosa fondamentale: i segnali di salvataggio e antincendio non sono un optional estetico. Di solito, li si tratta come accessori, ma in realtà sono dispositivi di sicurezza obbligatori per legge, previsti dal D.Lgs 81/08 e dalle norme UNI EN ISO 7010 che ne definiscono forme, colori e significati precisi. Inoltre, ogni luogo di lavoro deve avere una segnaletica adeguata ai rischi presenti. Non scherzo quando dico che durante un sopralluogo ho visto un titolare multato per un cartello “Uscita di emergenza” coperto da uno scaffale: 300 euro di multa per una svista da poco. Pertanto, la conoscenza dei segnali di salvataggio e antincendio non è solo teoria, ma un obbligo concreto.

Prima di tutto, chi progetta un ambiente di lavoro pensa all’impianto antincendio (estintori, idranti, rilevatori) e solo dopo, quasi come ripensamento, alla segnaletica. Tuttavia, questo è un errore che ho commesso anch’io all’inizio della carriera. Poi un collaudatore mi ha fermato la consegna di un cantiere perché mancavano i cartelli di direzione sulle vie di fuga. Da lì ho imparato: i segnali di salvataggio e antincendio vanno progettati insieme al percorso di esodo. In aggiunta, ho scoperto che un buon progetto di segnaletica riduce i tempi di evacuazione del 30%.

Normativa di riferimento per i segnali di salvataggio e antincendio

Prima di tutto, vediamo il quadro normativo completo. I segnali di salvataggio e antincendio sono regolati da un sistema di norme che a volte si sovrappongono ma che ogni tecnico deve conoscere. Di solito, le principali sono queste:

  • D.Lgs 81/08 – Testo Unico sulla Sicurezza, Titolo V, che obbliga il datore di lavoro a installare segnaletica adeguata.
  • UNI EN ISO 7010 – Norma armonizzata che definisce pittogrammi, colori e dimensioni per tutti i segnali di salvataggio e antincendio.
  • D.M. 10/03/1998 – Criteri generali di sicurezza antincendio, ancora in vigore.
  • D.M. 03/08/2015 – Nuovo Codice di Prevenzione Incendi per le attività soggette.

Inoltre, per le attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco, la segnaletica deve rispettare il progetto antincendio approvato. Tuttavia, nella pratica succede spesso che il progettista indichi genericamente “segnaletica a norma” e poi in cantiere si montano cartelli sbagliati. Tipico esempio: il cartello “Estintore” va messo sopra l’estintore, non a 10 metri di distanza. Pertanto, i segnali di salvataggio e antincendio richiedono un’installazione precisa e verificata.

Tipologie di segnali di salvataggio e antincendio: forme e colori

Innanzitutto, i tecnici ricordano i colori ma spesso confondono le forme. In base alla UNI EN ISO 7010, i segnali di salvataggio e antincendio si dividono in quattro categorie principali, ognuna con forma e colore specifici che vanno rispettati alla lettera.

Segnali di salvataggio e antincendio di tipo salvataggio (fondo verde)

Di solito, sono a forma rettangolare o quadrata con pittogramma bianco su fondo verde. Indicano: uscite di emergenza, direzione da seguire sulle vie di fuga, punto di ritrovo, primo soccorso, barella e doccia di sicurezza. In aggiunta, questi sono i primi segnali di salvataggio e antincendio che si incontrano in un edificio e devono essere sempre visibili.

Segnali di salvataggio e antincendio di tipo antincendio (fondo rosso)

Forma rettangolare o quadrata con pittogramma bianco su fondo rosso. Indicano: estintore, idrante antincendio, lancia, pulsante di allarme e telefono per emergenze. Pertanto, anche questi fanno parte dei segnali di salvataggio e antincendio obbligatori in ogni edificio civile o industriale.

Obblighi del datore di lavoro sui segnali di salvataggio e antincendio

Qui arriva la parte pratica, quella che fa la differenza tra un impianto a norma e uno da rifare. Il D.Lgs 81/08 all’articolo 163 dice che il datore di lavoro deve installare la segnaletica di sicurezza in tutti i luoghi di lavoro. Di solito, la maggior parte delle persone pensa che basti appendere qualche cartello e via. Tuttavia, non è così semplice. Innanzitutto, analizziamo punto per punto gli obblighi specifici sui segnali di salvataggio e antincendio.

Percorsi di esodo: ogni cambio di direzione nel corridoio deve avere un cartello di direzione. Inoltre, se il corridoio è lungo più di 20 metri, mettete un cartello ripetuto ogni 15 metri. Ho visto un corridoio di 40 metri con un solo cartello all’ingresso: completamente inutile se sei già a metà percorso e il fumo ti impedisce di vedere la parete di fondo. Pertanto, i segnali di salvataggio e antincendio sui percorsi di esodo vanno ripetuti a intervalli regolari.

Uscite di emergenza: ogni uscita va segnalata con il cartello verde. In aggiunta, se l’uscita non è direttamente visibile dal posto di lavoro, va indicata con cartelli direzionali lungo tutto il percorso. Ho dovuto rifare la porta di un magazzino che si apriva verso l’interno invece che verso l’esterno: un errore comune quando si installano i segnali di salvataggio e antincendio senza un progetto preliminare.

Estintori e idranti: il cartello “Estintore” va posizionato a circa 2 metri dal pavimento, sopra l’apparecchio, non a fianco, non dall’altra parte del pilastro. Per gli idranti a muro stesso discorso. Purtroppo, nelle palestre e nei capannoni vedo spesso estintori nascosti dietro attrezzature: se non vedi il cartello, in emergenza li cerchi invano.

Errori comuni nell’installazione dei segnali di salvataggio e antincendio

Ve ne elenco alcuni che ho visto ripetere decine di volte nei cantieri che ho seguito. Innanzitutto, il problema principale è la scarsa qualità dei materiali. Di solito, i segnali di salvataggio e antincendio fotoluminescenti economici dopo 2 anni non brillano più. Inoltre, l’altezza di installazione è spesso sbagliata: i segnali vanno tra 1.80 m e 2.20 m dal pavimento. Troppo bassi li coprono le persone, troppo alti non si vedono.

Un altro errore classico: le frecce che indicano la direzione sbagliata. In un cantiere ho visto le frecce verdi puntare verso il muro: l’installatore aveva montato il cartello al contrario. Inoltre, la segnaletica di sicurezza va messa anche nei locali tecnici e nei depositi, non solo negli uffici. Pertanto, quando pianificate i segnali di salvataggio e antincendio, controllate ogni singolo ambiente.

Segnali di salvataggio e antincendio fotoluminescenti: quando sono obbligatori

Innanzitutto, una distinzione importante: i segnali di salvataggio e antincendio possono essere retroilluminati (collegati all’impianto elettrico) o fotoluminescenti (assorbono luce e la riemettono al buio). Di solito, la normativa antincendio richiede segnaletica fotoluminescente per le vie di esodo in tutti gli edifici con altezza antincendio superiore a 12 metri (DM 03/08/2015). Tuttavia, io personalmente li metto sempre, anche dove non sono obbligatori. Costa pochi euro in più e in caso di blackout elettrico, che in un incendio è la norma, la differenza la fa eccome.

Un dettaglio che pochi conoscono: i segnali fotoluminescenti non funzionano se non ricevono luce adeguata. Sembra banale, ma in un corridoio che sta sempre al buio i cartelli non si caricano mai. La norma dice che serve almeno 50 lux sulla superficie del cartello per 5 minuti prima che serva. Pertanto, anche la scelta del tipo di segnali di salvataggio e antincendio va fatta considerando l’illuminazione dell’ambiente.

Manutenzione e verifica periodica dei segnali di salvataggio e antincendio

I segnali di salvataggio e antincendio non si installano e si dimenticano. Il D.Lgs 81/08 richiede una verifica periodica dello stato di conservazione e leggibilità. Ecco come faccio io nella pratica:

  • Controllo trimestrale visivo: ogni 3 mesi verifico che tutti i segnali di salvataggio e antincendio siano presenti e non coperti da mobili o merce spostata.
  • Verifica fotoluminescenza annuale: spengo le luci e controllo che i segnali di salvataggio e antincendio siano ancora visibili al buio dopo 10 minuti.
  • Sostituzione cartelli danneggiati: in ambienti aggressivi (celle frigorifere, locali umidi, esposizione solare) i segnali di salvataggio e antincendio si degradano più velocemente.

Di solito, nelle aziende strutturate questo controllo è pianificato e documentato. Purtroppo, in molte piccole imprese la verifica non viene mai fatta. Ho visto un responsabile della sicurezza perdere la testa perché durante una simulazione il cartello dell’uscita era caduto e nessuno se n’era accorto. Pertanto, la manutenzione dei segnali di salvataggio e antincendio va presa sul serio. In genere, consiglio ai miei clienti di inserire questo controllo nel registro delle verifiche periodiche, insieme alla prova degli estintori e al test dell’illuminazione di emergenza.

Domande frequenti sui segnali di salvataggio e antincendio

I segnali di salvataggio e antincendio possono essere stampati in casa? No, i pittogrammi devono rispettare le proporzioni della UNI EN ISO 7010. Stampare cartelli con la stampante non è valido. Inoltre, i segnali di salvataggio e antincendio devono avere dimensioni minime: almeno 200×200 mm per interni.

Cosa succede se non metto la segnaletica? Oltre al rischio per le persone, le sanzioni vanno da 500 a 5000 euro. In caso di infortunio grave, le conseguenze penali sono ben peggiori: omissione di cautele contro infortuni sul lavoro.

I segnali di salvataggio e antincendio vanno in italiano o in inglese? La norma usa pittogrammi universali, quindi non c’è problema di lingua. Tuttavia, se si aggiunge testo esplicativo, deve essere in italiano. Inoltre, per le vie di fuga è consigliabile usare anche la versione inglese se l’edificio è frequentato da stranieri.

Ogni quanto va aggiornata la segnaletica? La normativa non fissa una scadenza precisa, ma va aggiornata ogni volta che cambia la disposizione dei locali o la destinazione d’uso. Inoltre, i segnali di salvataggio e antincendio danneggiati o sbiaditi vanno sostituiti immediatamente.

Conclusione sui segnali di salvataggio e antincendio: il consiglio del tecnico

Se mi chiedete un consiglio da tecnico che ha fatto e disfatto cantieri per oltre 20 anni: non trattate i segnali di salvataggio e antincendio come un costo accessorio. Innanzitutto, progettate i percorsi di esodo con attenzione. Di solito, chi risparmia sulla segnaletica poi paga molto di più in sanzioni o in interventi correttivi. Inoltre, scegliete segnali fotoluminescenti di qualità, installateli all’altezza giusta e verificateli periodicamente. Tuttavia, la cosa più importante è formare le persone: un cartello perfetto ma ignorato non serve a nulla. Pertanto, investite nella sicurezza passiva: è quella che vi salva quando tutto il resto si spegne.

Per approfondire, vi consiglio di leggere la Guida completa alla prevenzione incendi e il Piano di emergenza per cantieri edili che ho scritto recentemente. Tra cinque anni, con le nuove revisioni UNI, la segnaletica fotoluminescente sarà probabilmente obbligatoria in tutti gli edifici sopra i 6 metri. Se oggi progettate un nuovo impianto, fatelo già a regola d’arte: costa poco di più e vi toglie il pensiero per i prossimi 10 anni.