Ve lo dico senza giri di parole: il differenziale di tipo B è l’interruttore più frainteso di tutto il quadro elettrico. Da una parte i venditori lo propongono come una specie di Super-differenziale da mettere ovunque, dall’altra molti installatori lo evitano perché costa di più e “tanto non serve mai”. La verità, come al solito, sta nel mezzo, ed è scritta nelle norme: la EN 61800-5-1 e la CEI 64-8. In questo articolo vi spiego cos’è l’obbligo del differenziale Tipo B, quando scatta davvero, e come evitare sia gli sprechi sia i pericoli.
Obbligo differenziale Tipo B: perché se ne parla tanto
Il tema è esploso con la diffusione degli azionamenti a velocità variabile, cioè gli inverter che controllano i motori asincroni di pompe, ventilatori, ascensori e macchine utensili. Il problema è che un inverter può generare correnti continue residue nel conduttore di protezione: correnti che i differenziali tradizionali, di tipo AC o A, non vedono o vedono male. Se c’è un guasto a terra con componente continua, un differenziale tipo AC può non scattare affatto, e la protezione contro i contatti indiretti salta. Da qui nasce l’obbligo del tipo B, che è l’unico in grado di rilevare anche le correnti continue pure.
Differenziali di tipo AC, A e B: le differenze in sintesi
Facciamo ordine sui tre tipi principali. Il tipo AC rileva le correnti residue alternate sinusoidali: è il classico differenziale per impianti domestici semplici, ed è il meno costoso. Il tipo A, oltre alle sinusoidali, rileva le correnti residue pulsanti con componente continua: è il minimo richiesto ormai nella maggior parte degli impianti civili moderni, dove ci sono elettrodomestici con elettronica di potenza. Il tipo B è il più avanzato: rileva anche le correnti continue residue pure, quelle tipiche dei guasti negli inverter e nei sistemi di ricarica dei veicoli elettrici. La regola che ripeto sempre: non è “più potente”, è “in grado di vedere di più”, e va scelto dove il guasto può produrre correnti che gli altri non vedono.
Quando scatta l’obbligo del differenziale Tipo B: la EN 61800-5-1
Il riferimento chiave è la norma EN 61800-5-1, che riguarda i sistemi di azionamento a velocità variabile. La norma affronta proprio il caso della protezione contro i contatti indiretti per le linee che alimentano gli inverter: quando la protezione è affidata a un interruttore differenziale, l’uso del tipo B è obbligatorio, perché solo lui garantisce l’intervento in presenza di correnti di guasto con componente continua. Attenzione alla lettura corretta: l’obbligo non riguarda “tutti gli impianti con un inverter”, ma le linee in cui la protezione dai contatti indiretti è demandata al differenziale. È una distinzione sottile ma fondamentale, e fa la differenza tra un impianto corretto e uno sovradimensionato inutilmente.
Dove si trova il Tipo B nella pratica: fotovoltaico, ricarica EV e altro
Nella pratica quotidiana, il differenziale di tipo B lo si incontra soprattutto in tre contesti. Il fotovoltaico: gli inverter fotovoltaici possono immettere correnti di guasto con componente continua, e la normativa di settore impone scelte di protezione adeguate. La ricarica dei veicoli elettrici: i sistemi di ricarica in corrente continua richiedono protezioni in grado di rilevare i guasti a valle del convertitore, e il tipo B è la soluzione indicata. E gli azionamenti industriali: pompe, ventilatori, gru, ascensori e macchine utensili con inverter, dove la EN 61800-5-1 impone la scelta in funzione del rischio. In tutti questi casi, la parola d’ordine è verificare con il costruttore e con le norme, non fidarsi del “si è sempre fatto così”.
Obbligo differenziale Tipo B: gli errori che ho visto fare
Dopo anni di verifiche, ho visto due errori speculari. Il primo è l’impianto senza tipo B dove serviva: un capannone con due pompe comandate da inverter, protezione con differenziale tipo AC, e la sorpresa al collaudo quando il guasto di prova ha fatto intervenire tutto tranne la protezione giusta. Il secondo è il tipo B comprato a caso dove non serviva: speso il triplo del necessario su linee che non avevano nessuna componente continua, per sentito dire. La regola è una sola: la scelta del differenziale si fa sulla base dell’analisi del circuito e delle norme applicabili, non sulla base del prezzo o della moda. Quando ho un dubbio, consulto la documentazione del costruttore dell’inverter e la norma di prodotto: sono loro che decidono, non io.
Obbligo differenziale Tipo B: il mio consiglio da perito
Se state progettando o rifacendo un impianto con inverter, fotovoltaico o colonnine di ricarica, non lasciate la scelta del differenziale all’ultimo minuto in cantiere. Verificate in fase di progetto se le linee richiedono il tipo B, e mettetelo a budget: la differenza di prezzo rispetto a un tipo A si misura in decine di euro, mentre il costo di un guasto non rilevato non si misura affatto. E ricordate che l’obbligo del differenziale Tipo B non è un capriccio normativo: è la risposta a un guasto reale, quello con componente continua, che gli altri differenziali non vedono. Un impianto si progetta per il guasto che può capitare, non per quello che speriamo non capiti mai.
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