La diagnosi energetica obbligatoria

Salvatore PattiAutoreSalvatore Patti 4 min di lettura
Diagnosi energetica obbligatoria

Ogni volta che un imprenditore mi chiede quali adempimenti energetici riguardano la sua azienda, parto da una domanda che pochi si aspettano: “quanti dipendenti avete e quanta energia consumate?”. Perché da quelle due risposte dipende se la diagnosi energetica obbligatoria vi riguarda o no. Il tema è spesso trascurato, eppure le sanzioni sono reali e le scadenze non aspettano. In questa guida vi spiego chi è obbligato, ogni quanto va fatta, chi la deve firmare e perché, al di là dell’obbligo, conviene comunque farla.

Diagnosi energetica obbligatoria: chi è tenuto a farla

Il riferimento normativo è il Decreto Legislativo 102 del 2014, che recepisce la direttiva europea sull’efficienza energetica. L’obbligo di effettuare la diagnosi energetica riguarda le grandi imprese e le imprese a forte consumo di energia, le cosiddette energivore: quelle cioè con un consumo annuo elevato, definite dai decreti attuativi del Ministero dello Sviluppo Economico. Non riguarda le piccole e medie imprese, che però possono richiederla volontariamente per accedere a incentivi e certificati bianchi. Il confine tra “obbligata” e “non obbligata” è tecnico e va verificato caso per caso: se avete dubbi sulla vostra posizione, chiedete a un professionista di fare la verifica, perché sbagliare su questo punto costa caro.

Ogni quanto va fatta la diagnosi energetica

La diagnosi energetica obbligatoria va effettuata ogni quattro anni dalla data della diagnosi precedente. La prima scadenza è stata fissata a ridosso dell’entrata in vigore del decreto, e da allora le aziende obbligate devono tenere il ciclo aggiornato: chi ha fatto la diagnosi nel 2019 doveva rifarla entro il 2023, e così via. Attenzione, perché la verifica della scadenza è uno dei punti su cui le imprese si trovano impreparate: la diagnosi non è un adempimento una tantum, è un ciclo continuo, e il mancato rispetto della periodicità è sanzionato allo stesso modo della mancata effettuazione.

Chi può redigere la diagnosi energetica

La diagnosi deve essere effettuata da professionisti qualificati: gli energy manager, gli esperti in gestione dell’energia (EGE) certificati secondo la norma UNI CEI 11339, le società di servizi energetici (ESCo) e i tecnici abilitati con comprovata esperienza nel settore. Il documento finale deve essere conservato e reso disponibile in caso di controllo, e in alcuni casi va trasmesso agli enti competenti secondo le procedure regionali. Quando scelgo un professionista per un cliente, guardo la certificazione e l’esperienza concreta nel settore dell’azienda: una diagnosi fatta con un modello preconfezionato vale poco, perché il valore sta nell’analisi vera dei consumi e degli impianti.

Cosa contiene una diagnosi energetica fatta bene

Una diagnosi seria parte dalla raccolta dei dati di consumo: bollette energetiche, letture dei contatori, profili di utilizzo degli impianti. Poi analizza i principali sistemi di consumo: illuminazione, climatizzazione, aria compressa, motori, forni, processi produttivi. Per ogni sistema individua le inefficienze e propone interventi di miglioramento con costi, risparmi e tempi di ritorno. Il risultato è un documento che non serve solo a mettersi in regola: è una mappa degli sprechi e delle opportunità. Ho visto aziende scoprire con la diagnosi che un compressore vecchio consumava più di tutto il resto del capannone: l’intervento suggerito si è pagato da solo in meno di due anni.

Le sanzioni per chi non effettua la diagnosi

Chi è obbligato e non effettua la diagnosi energetica nei termini previsti rischia sanzioni amministrative pecuniarie stabilite dal decreto legislativo. Oltre alla sanzione diretta, ci sono conseguenze indirette: la mancata diagnosi può precludere l’accesso a incentivi e agevolazioni, e nei controlli delle autorità la documentazione incompleta pesa sul giudizio complessivo di conformità dell’azienda. La scadenza va quindi messa in agenda come un appuntamento fisso, non come una scocciatura da rimandare. Chi gestisce un’azienda sa che gli adempimenti dimenticati costano sempre più di quelli affrontati in tempo.

Diagnosi energetica obbligatoria: il mio consiglio da tecnico

Se la vostra azienda rientra tra i soggetti obbligati, non aspettate l’ultimo mese: la diagnosi energetica obbligatoria richiede tempo, dati e sopralluoghi, e farla di corsa significa pagarla di più e ricevere un lavoro peggiore. Organizzatevi per tempo, raccogliete le bollette degli ultimi anni, e scegliete un professionista che vi mostri esempi di diagnosi già fatte. E se non siete obbligati, valutate comunque di farla: in molti casi il risparmio individuato supera di gran lunga il costo del documento. La diagnosi energetica non è carta da archivio: è l’unico modo per sapere dove stanno andando i vostri soldi in bolletta, e nessun imprenditore dovrebbe rinunciare a questa informazione.

Scritto da

Salvatore Patti

Perito Elettrotecnico · Ordine dei Periti Industriali di Catania

Perito Elettrotecnico iscritto all'Ordine dei Periti Industriali di Catania. Progettazione impianti, documentazione normativa e software per professionisti del settore.

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