Dei campi elettromagnetici ho sentito parlare per anni come di un rischio astratto, roba da laboratori e ospedali. Poi ho dovuto fare una valutazione in una carrozzeria con tre saldatrici ad arco e due ponti sollevatori, e ho cambiato idea. Ve lo dico da perito che ci ha messo le mani: il rischio è concreto, la normativa è precisa, e la maggior parte delle aziende non sa nemmeno di doverlo valutare.
Innanzitutto, cosa sono i campi elettromagnetici e dove si trovano
Chiariamo subito cosa intendiamo quando parliamo di campi elettromagnetici. Sono campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenze che vanno da 0 hertz fino a 300 gigahertz. In pratica coprono tutto lo spettro che va dalla corrente continua alle microonde, passando per la rete elettrica a 50 Hz e per le radiofrequenze.
Di solito chi lavora nell’edilizia e nell’impiantistica immagina che il problema riguardi solo le grandi industrie. In effetti le sorgenti sono ovunque: una saldatrice ad arco genera campi magnetici intensi a bassa frequenza, un forno a induzione idem, un trasformatore MT/BT in un locale tecnico pure. Anche un semplice quadro elettrico generale, se percorso da correnti elevate, produce un campo misurabile attorno a sé.
In aggiunta, negli ultimi anni si sono diffuse attrezzature che prima erano rare nei cantieri: saldatrici a resistenza, riscaldatori dielettrici, apparecchi a microonde per l’essiccazione, gruppi di continuità di grande taglia. Ognuna di queste macchine ha il suo profilo di emissione. Inoltre ognuna va trattata con la stessa serietà delle altre.
Quello che pochi sanno è che il legislatore ha dedicato a questo tema un intero capo del Testo Unico sulla sicurezza. Non è una raccomandazione: è un obbligo vero e proprio, con sanzioni per chi lo ignora.
Inoltre, la normativa sui campi elettromagnetici: D.Lgs 81/08 e D.Lgs 159/2016
Il quadro normativo di riferimento è il D.Lgs 81/2008, Titolo VIII, Capo IV, articoli da 206 a 212. Questi articoli disciplinano l’esposizione dei lavoratori ai campi elettromagnetici e sono stati aggiornati dal D.Lgs 159/2016, che ha recepito la Direttiva europea 2013/35/UE.
Pertanto oggi la legge distingue due livelli di riferimento. Da un lato ci sono i valori limite di esposizione, che non si devono mai superare perché producono effetti sanitari diretti come la stimolazione nervosa o il riscaldamento dei tessuti. Al contrario i valori di azione, più bassi dei limiti, funzionano come campanello d’allarme: se li superi, scattano obblighi di misura, prevenzione e controllo.
Inoltre la norma rimanda a specifiche norme tecniche per la valutazione. In particolare la CEI EN 50499 serve per la valutazione dell’esposizione sul posto di lavoro e la CEI EN 62311 per i dispositivi a radiofrequenza. Insieme alle linee guida ICNIRP, queste norme sono lo strumento pratico che il tecnico usa per non tirare a indovinare.
Un dettaglio che molti dimenticano: il Capo IV non si applica agli effetti a lungo termine, per i quali oggi manca un nesso causale scientificamente provato. Inoltre non copre nemmeno i rischi da contatto diretto con conduttori in tensione, che restano regolati dal titolo sui lavori sotto tensione. Tuttavia questo non significa che il problema non esista: significa solo che va inquadrato nella norma giusta.
In pratica, quando la valutazione del rischio da campi elettromagnetici è obbligatoria
La regola generale è semplice: l’articolo 208 del D.Lgs 81/08 impone al datore di lavoro di valutare tutti i rischi, compresi quelli derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici. Comunque non esiste una soglia di esonero per le piccole aziende: se un lavoratore può essere esposto, la valutazione va fatta.
In pratica, però, la profondità della valutazione dipende dalle sorgenti presenti. Per esempio, se in azienda ci sono saldatrici ad arco, forni a induzione, saldatrici a resistenza, riscaldatori dielettrici o apparecchi a microonde, la valutazione va fatta con strumenti o con calcoli secondo la CEI EN 50499. Invece se l’azienda è un ufficio con pochi computer, la valutazione documentale può concludere rapidamente che non c’è superamento.
Poi c’è un caso particolare che va gestito con attenzione: i lavoratori portatori di dispositivi medici impiantati attivi, come pacemaker o defibrillatori. Per loro anche campi che per la media dei lavoratori sono innocui possono creare interferenze. In effetti la norma lo dice espressamente: il datore di lavoro deve considerare gli effetti indiretti, non solo quelli diretti.
Infine ricordate che la valutazione non è un documento da mettere nel cassetto. Va aggiornata ogni volta che cambiano le attrezzature, il layout del posto di lavoro o le condizioni di esercizio. In ogni caso va aggiornata quando la sorveglianza sanitaria segnala un problema.
Come fare la valutazione del rischio da campi elettromagnetici: guida passo per passo
Vediamo adesso il metodo operativo che seguo quando un cliente mi chiede di mettere in regola l’azienda. La valutazione del rischio da campi elettromagnetici si sviluppa in sei fasi. Ve le racconto nell’ordine esatto in cui le eseguo.
Innanzitutto, individuare le sorgenti
Faccio un sopralluogo e elenco tutte le apparecchiature che possono generare campi: saldatrici, forni, trasformatori, quadri di grande taglia, gruppi di continuità, antenne, sistemi RFID. Per ogni sorgente annoto la frequenza di lavoro e la potenza nominale, che trovo sulla targa della macchina.
In secondo luogo, confrontare con i valori di azione
Poi confronto i dati raccolti con i valori di azione e i valori limite dell’Allegato XXXVI del D.Lgs 81/08. Questo primo confronto è documentale e in molti casi basta per escludere il rischio. Se i margini sono ampi, non serve misurare nulla.
Successivamente, misurazioni o calcoli quando servono
Quando il confronto documentale non è sufficiente, si passa alle misurazioni con strumenti certificati o ai calcoli secondo la CEI EN 50499. In genere misuro il campo magnetico a bassa frequenza vicino alle saldatrici e ai trasformatori. Inoltre misuro il campo elettrico ad alta frequenza vicino a antenne e apparati radio.
Dopo, redigere o aggiornare il DVR
A questo punto inserisco l’esito nel Documento di Valutazione dei Rischi, con l’indicazione delle postazioni a rischio, dei valori misurati o calcolati e delle misure adottate. Il DVR deve essere firmato dal datore di lavoro e controfirmato dal medico competente e dall’RSPP.
Infine, definire le misure di prevenzione
Definisco le misure tecniche e organizzative, dalla segnaletica alle zone ad accesso controllato. Inoltre organizzo la formazione dei lavoratori esposti. La sorveglianza sanitaria parte quando i valori di azione vengono superati o quando un lavoratore segnala disturbi.
Di norma, valori di azione e valori limite per i campi elettromagnetici
Capire la differenza tra valori di azione e valori limite è il cuore della materia. I valori limite di esposizione rappresentano il tetto assoluto: superarli produce effetti sanitari diretti come la stimolazione neuromuscolare o l’aumento di temperatura dei tessuti. Invece i valori di azione sono soglie più prudenti fissate per facilitare la valutazione.
Di norma, se la misurazione mostra che non superi i valori di azione, sei automaticamente in regola con i valori limite. Se invece superi i valori di azione, devi attivare le misure dell’articolo 210. Tuttavia non sei ancora in violazione: la violazione scatta solo al superamento dei valori limite, salvo i casi in cui la norma impone comunque di ridurre l’esposizione.
Per dare un’idea concreta: vicino a una saldatrice ad arco da 300 ampere il campo magnetico a 50 Hz può raggiungere facilmente alcune centinaia di microtesla. Invece il valore di azione per i lavoratori è di 1000 microtesla per il campo magnetico. Non è un rischio da panico, ma non è nemmeno trascurabile, soprattutto se il saldatore lavora ore con il cavo avvolto attorno al corpo.
Ricordo un caso emblematico: un operaio teneva il cavo della saldatrice arrotolato sulla spalla, una pessima abitudine che molti hanno. Misurando con la sonda abbiamo trovato valori tripli rispetto alla posizione corretta. In quel caso non bastava la valutazione: serviva anche la formazione, perché il comportamento del singolo cambiava completamente l’esposizione.
In aggiunta, misure di prevenzione e protezione dai campi elettromagnetici
Quando la valutazione evidenzia un superamento dei valori di azione, l’articolo 210 del D.Lgs 81/08 indica le misure da adottare. La prima è scegliere metodi di lavoro alternativi che espongano meno: per esempio usare saldatrici con cavi più corti e distesi, mai arrotolati. Poi ci sono le misure tecniche, come schermature, delimitazione delle aree e riduzione della potenza quando possibile.
In aggiunta va curata la manutenzione: una macchina usurata o con contatti ossidati può emettere campi più intensi di una nuova. La progettazione del posto di lavoro conta molto, perché allontanare la postazione di qualche metro dalla sorgente riduce l’esposizione in modo drastico. In effetti il campo diminuisce con il quadrato della distanza.
Parallelamente vanno limitati durata e intensità dell’esposizione, per esempio con la rotazione dei lavoratori nelle postazioni più critiche. La segnaletica è obbligatoria nelle zone dove i valori di azione vengono superati. Inoltre l’accesso va riservato al personale autorizzato, e per i portatori di dispositivi medici impiantati la valutazione individuale deve definire eventuali restrizioni permanenti.
Non dimenticate l’articolo 212: informazione e formazione dei lavoratori. I lavoratori devono sapere quali sono i rischi, come riconoscerli e come comportarsi. Ho visto troppi saldatori che consideravano la questione una banalità burocratica, fino al giorno in cui un collega con pacemaker si è sentito male vicino a un forno a induzione. Per fortuna è finita bene, ma la lezione è rimasta.
Infine, le domande frequenti sui campi elettromagnetici nei luoghi di lavoro
Negli anni ho raccolto le stesse domande da decine di imprenditori e RSPP. Ecco le risposte che do di solito, senza giri di parole.
Serve sempre la misurazione strumentale? No. La CEI EN 50499 consente una valutazione documentale basata sui dati di targa e sulle tabelle della norma. La misurazione serve solo quando il confronto documentale non dà margini di sicurezza sufficienti.
Chi può fare la valutazione? La valutazione è responsabilità del datore di lavoro, che si avvale dell’RSPP e del medico competente. Per le misurazioni servono strumenti certificati e personale con competenze specifiche, spesso un tecnico esterno abilitato.
Un lavoratore con pacemaker può lavorare vicino a una saldatrice? Dipende dalla distanza e dal tipo di dispositivo. Va fatta una valutazione individuale, e in molti casi si definisce una zona di esclusione di qualche metro. Il medico competente ha l’ultima parola.
Ogni quanto va aggiornata la valutazione? Va aggiornata quando cambiano attrezzature, layout o processi. Inoltre va aggiornata ogni volta che la sorveglianza sanitaria segnala criticità. Non esiste una scadenza fissa, ma il buon senso impone una verifica periodica.
I telefoni cellulari contano come campi elettromagnetici? Ai fini del Capo IV del D.Lgs 81/08, l’esposizione ai telefoni cellulari dei singoli lavoratori è generalmente trascurabile. Il problema nasce con sorgenti fisse ad alta potenza, non con i cellulari. Per approfondire i criteri di sicurezza degli impianti, vi consiglio anche la guida sugli schemi di distribuzione TT, TN e IT, quella sulle cabine di trasformazione MT/BT e le risorse di installazioneelettrica.it.
In conclusione, la mia opinione sui campi elettromagnetici
Se avete saldatrici ad arco, forni a induzione, trasformatori di grande taglia o una cabina MT/BT in azienda, non rimandate la valutazione dei campi elettromagnetici. Ho visto aziende serie scoprire solo dopo un controllo di avere postazioni di lavoro oltre i valori di azione, con tutto il carico di sanzioni e responsabilità che ne consegue.
La buona notizia è che nella maggior parte dei casi basta un intervento semplice: distendere i cavi, spostare una postazione, aggiungere una schermatura o una segnaletica. Costa poco, e invece di un’ispezione ti ritrovi con un ambiente di lavoro più sicuro e con la documentazione in regola.
Il mio consiglio da collega: fate la valutazione prima che ve la chieda l’ispettore, e aggiornatela ogni volta che entra in azienda una macchina nuova. Tra qualche anno, con la crescente diffusione di attrezzature a induzione e a radiofrequenza, questo tema diventerà ancora più centrale. Chi parte oggi con una valutazione fatta bene sarà già avanti, e i suoi lavoratori gli saranno grati.