Controlli periodici impianti di messa a terra: facciamo chiarezza

Salvatore PattiAutoreSalvatore Patti 5 min di lettura
Controlli periodici impianti di messa a terra

Ve lo dico subito, da perito che ogni anno si scontra con la stessa scena: il datore di lavoro che riceve la lettera dell’ASL e si mette le mani nei capelli perché la verifica periodica dell’impianto di messa a terra non è mai stata fatta, magari da dieci anni. Eppure la norma è chiara, i termini sono scritti nero su bianco, e il costo di una verifica è di gran lunga inferiore a quello di una sanzione o, peggio, di un infortunio. In questo articolo facciamo chiarezza una volta per tutte sui controlli periodici degli impianti di messa a terra: chi li deve fare, ogni quanto, e cosa rischia chi non li fa.

Controlli periodici impianti di messa a terra: cosa dice il DPR 462/01

Il riferimento normativo è il DPR 22 ottobre 2001, n. 462, il regolamento che disciplina la denuncia di installazione e le verifiche periodiche degli impianti di messa a terra, dei dispositivi di protezione contro le scariche atmosferiche e degli impianti elettrici in luoghi pericolosi. L’articolo 4 è quello che interessa a chi deve organizzare le verifiche: stabilisce che l’obbligo di sottoporre a verifica periodica gli impianti ricade sul datore di lavoro, che deve richiederla agli organismi abilitati. Non è una scelta, non è una cortesia: è un obbligo di legge, e la responsabilità è personale e non delegabile con un semplice incarico verbale.

Ogni quanto vanno fatti i controlli periodici degli impianti di messa a terra

La periodicità di base è quinquennale: ogni cinque anni l’impianto di messa a terra deve essere sottoposto a verifica. Ma attenzione, esistono casi in cui il termine si riduce a due anni, e sono più frequenti di quanto si pensi: i cantieri, i locali adibiti a uso medico e gli ambienti a maggior rischio in caso di incendio. Se la vostra attività rientra in una di queste categorie, la scadenza biennale si applica senza eccezioni. Il conteggio decorre dalla data dell’ultima verifica effettuata, quindi tenete traccia dei certificati: è il documento che vi salva in caso di controllo, e che purtroppo in molte aziende non si trova da nessuna parte.

Chi effettua la verifica periodica e come funziona

La verifica deve essere eseguita dall’ASL o dall’ARPA oppure da uno degli organismi abilitati individuati dal Ministero dello Sviluppo Economico. Non basta chiamare il primo elettricista che capita: l’organismo deve essere iscritto nell’elenco ufficiale, altrimenti il certificato non ha valore e la verifica è come se non fosse mai stata fatta. Il tecnico abilitato esegue le prove strumentali, misura la resistenza di terra, verifica i dispersori e i collegamenti equipotenziali, e al termine rilascia il certificato di verifica. Questo documento va conservato dal datore di lavoro e deve essere esibito in caso di ispezione. Un dettaglio che molti ignorano: la manutenzione ordinaria dell’impianto è un obbligo distinto dalla verifica periodica, e non va confusa con essa.

Controlli periodici impianti di messa a terra: cosa succede se non li fai

Le conseguenze sono di due ordini. Sul piano amministrativo, chi non effettua le verifiche periodiche rischia sanzioni pecuniarie previste dalla normativa in materia di sicurezza sul lavoro, e in caso di infortunio la mancata verifica aggrava la posizione del datore di lavoro sul piano della responsabilità civile e penale. Sul piano tecnico, un impianto di messa a terra non verificato è una scatola chiusa: può sembrare a posto e non esserlo affatto, perché la corrosione di un dispersore o un serraggio allentato non si vedono a occhio nudo. La verifica periodica non è un adempimento burocratico: è l’unico modo per sapere se, in caso di guasto, la corrente troverà una via di dispersione sicura o se passerà attraverso una persona.

La verifica straordinaria: quando scatta prima dei cinque anni

Oltre alla periodicità ordinaria, il DPR 462/01 prevede la verifica straordinaria in casi specifici: dopo una modifica sostanziale dell’impianto, dopo un guasto che abbia provocato l’intervento delle protezioni, oppure dopo un evento che possa aver compromesso l’efficacia della messa a terra, come un fulmine o un urto accidentale sui dispersori. In queste situazioni non si aspetta la scadenza: la verifica va fatta subito, e il datore di lavoro deve darne comunicazione all’ASL o all’ARPA competente. È un aspetto che nei cantieri, dove gli impianti provvisori vengono smontati e rimontati di continuo, viene spesso sottovalutato.

Controlli periodici impianti di messa a terra: il mio consiglio da perito

Se la scadenza della vostra verifica è passata o non avete mai fatto un controllo, non aspettate la lettera dell’organo di controllo. Prendete il certificato più recente, verificate la data, e se serve organizzate subito la verifica con un organismo abilitato: il costo è contenuto, la procedura è rapida, e il certificato vi mette al riparo da sanzioni e responsabilità. Io ai miei clienti dico sempre una cosa: la messa a terra è l’impianto di sicurezza che non vedi, ma è quello che ti salva la vita quando tutto il resto fallisce. Trattatela come tale: controllatela, verificatela, documentatela. È uno dei pochi investimenti in cui il ritorno, in caso di bisogno, non ha prezzo.

Scritto da

Salvatore Patti

Perito Elettrotecnico · Ordine dei Periti Industriali di Catania

Perito Elettrotecnico iscritto all'Ordine dei Periti Industriali di Catania. Progettazione impianti, documentazione normativa e software per professionisti del settore.

Newsletter

Resta aggiornato/a

Iscriviti alla newsletter tecnica: normativa, cantiere e strumenti digitali.