Le imbracature di sollevamento restano l’accessorio che do per scontato con più facilità in trent’anni di cantieri, e proprio per questo le ho viste trattare peggio di qualsiasi altra attrezzatura. Ancora oggi ricordo un capocantiere che le teneva appese a un chiodo arrugginito, sotto il sole di agosto, e le usava perfino per tirare i ponteggi con un trattore. Poi, un giorno, una braca tessile ha ceduto sotto un carico da poco, circa tre quintali: il carico è finito a un metro da due operai che montavano casseforme. In ogni caso nessuno si è fatto male, ma da quella mattina ho cambiato il mio modo di lavorare, e questo articolo nasce proprio da lì.
Cosa sono le imbracature di sollevamento: tipologie principali
In pratica, un’imbracatura di sollevamento è il componente che collega il gancio della gru al carico; se questo componente lavora male, non c’è gru, non c’è operatore, non c’è certificato che ti salva. Di solito sul mercato trovi tre famiglie principali: le bracce tessili piatte, normate dalla UNI EN 1492-1, sono leggere e non graffiano i carichi; le bracce a corda, normate dalla UNI EN 1492-2, avvolgono meglio i pezzi cilindrici; le catene, serie UNI EN 818, reggono temperature e tagli che il tessuto non sopporta. In aggiunta, ci sono le funi metalliche con le relative teste, e i componenti come ganci, maglie e anelli, che rientrano nella serie UNI EN 1677.
Inoltre, la scelta della famiglia giusta dipende dal lavoro, ma la logica delle verifiche resta identica per tutte le imbracature di sollevamento. Per esempio, una catena che lavora in fonderia non si controlla con gli stessi criteri di una braca tessile usata in carpenteria, eppure il principio non cambia: targhetta leggibile, controlli frequenti, verifica annuale.
Normativa di riferimento per le imbracature di sollevamento
Innanzitutto, la base normativa italiana sta nel Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. In particolare, gli articoli da 69 a 73 impongono al datore di lavoro di consegnare attrezzature conformi, di farle controllare con regolarità e di formare gli operatori, mentre l’Allegato V elenca le attrezzature soggette a verifiche periodiche. In aggiunta, il Decreto Ministeriale 11/04/2011 fissa le periodicità: per gli accessori di sollevamento, cioè funi, catene, ganci e relativi componenti, la verifica periodica scatta ogni dodici mesi.
Tuttavia, non basta segnare la scadenza annuale sul calendario. Di norma, la UNI ISO 4309 detta i criteri per controllare le funi metalliche, mentre le serie UNI EN 1492 e UNI EN 818 definiscono com’è fatta ogni braca o catena e quali difetti la mettono fuori servizio. Pertanto, quando parlo di verifiche mi riferisco a due livelli distinti: quello dell’ente abilitato, che interviene una volta all’anno, e quello quotidiano del datore di lavoro, che non ha scadenze perché deve accadere ogni volta che l’accessorio entra in servizio. In ogni caso, il testo integrale del Decreto Legislativo 81/2008 lo trovi su normattiva.it, a questo indirizzo.
Verifiche obbligatorie sulle imbracature di sollevamento
In effetti, il punto che pochi rispettano è questo: la verifica annuale è solo il livello più visibile del sistema. Prima di tutto, il datore di lavoro deve istituire un registro di controllo, dove annota ogni verifica con data, esito e firma del responsabile. In secondo luogo, la verifica annuale va richiesta a un soggetto abilitato, come INAIL, ASL o un ente privato accreditato, che rilascia un esito scritto da conservare in cantiere.
Ormai ho visto troppi cantieri in cui l’unica verifica era il bollino dell’anno prima, attaccato con lo scotch al libretto. Per questo, la regola che insegno ai miei collaboratori è semplice: se non trovi la targhetta, o se non sai quando è stata fatta l’ultima verifica, quella imbracatura di sollevamento non si usa, punto.
In aggiunta, la verifica dell’ente non sostituisce i controlli del datore di lavoro: il Decreto Legislativo 81/2008 li vuole entrambi attivi e documentati. Di conseguenza, il mio consiglio è di trattare il registro delle verifiche come un documento vivo, da aggiornare lo stesso giorno in cui fai il controllo, non la settimana dopo.
Come fare i controlli sulle imbracature di sollevamento: guida passo per passo
In pratica, vi porto dentro la procedura che uso in cantiere, quella che ho affinato dopo l’errore di cui non vado fiero: da giovane ho sottovalutato un taglio su una braca e ho rischiato grosso. In seguito, per ogni imbracatura di sollevamento applico sempre la stessa scaletta.
Prima di ogni utilizzo: il controllo visivo
Prima di tutto, ogni mattina l’operatore guarda l’accessorio con occhio critico: tagli, abrasioni, cuciture che si aprono, nodi, zone bruciate o a contatto con sostanze chimiche. Di solito, per le bracce tessili applico la regola del dieci per cento: se la sezione risulta danneggiata oltre quella soglia, l’accessorio esce dal servizio. In secondo luogo, controllo la targhetta: se non è leggibile, considero quell’accessorio senza identità e lo metto da parte.
Spesso le sorprese arrivano dove non guardi: l’interno delle cuciture, il punto in cui la braca passa sul bordo del carico, la zona a contatto con il gancio. In genere, per le catene controllo maglia per maglia: allungamento, tacche, incrostazioni di ruggine, saldature che si aprono. Infine, per le funi metalliche applico i criteri della UNI ISO 4309, che elenca quanti fili rotti sono ammessi in un tratto di lunghezza definita.
La verifica periodica annuale
Successivamente, arriva la verifica dell’ente abilitato, che esamina ogni accessorio iscritto nel registro. In genere, l’esito si divide in idoneo, non idoneo e idoneo con prescrizioni: in tutti e tre i casi il documento va conservato insieme al libretto d’uso e manutenzione. Quindi, se l’ente boccia un’imbracatura non si discute: si taglia o si restituisce al fornitore, perché un accessorio fuori servizio in circolazione è una trappola per il prossimo operatore.
La messa fuori servizio
Infine, una regola che non negozio: quando un’imbracatura supera i limiti, la si rende inutilizzabile sul posto. In pratica, taglio la braca tessile oppure appongo un cartellino rosso ben visibile; per le catene non basta accantonarle, perché qualcuno potrebbe riprenderle. Alla fine, la messa fuori servizio deve essere irreversibile oppure documentata in modo inequivocabile.
Errori comuni da evitare
Tuttavia, prima di passare alla pratica, elenco gli errori che ho visto commettere più spesso, perché riconoscerli vale più di mille teorie. In primo luogo, l’angolo di tiro: con due brache che aprono a novanta gradi la sollecitazione su ogni braca cresce del quarantuno per cento, e a centoventi gradi raddoppia. In effetti, la gente guarda il peso del carico e dimentica l’angolo, e così un’imbracatura apparentemente sovradimensionata lavora al limite.
In secondo luogo, sbaglia chi lega nodi alle bracce tessili per accorciarle: ogni nodo riduce la portata in modo drastico, fino al cinquanta per cento. Inoltre, vedo spesso accessori senza targhetta usati con disinvoltura, come se il carico massimo fosse un dettaglio. In realtà non è così: senza un carico dichiarato non puoi dimostrare nulla, né alla committenza né all’ispettore.
Allo stesso tempo, tengo a precisare che le imbracature di sollevamento non si riparano in cantiere: una cucitura rifatta con lo spago è un’imbracatura rotta. Per esempio, ho visto riutilizzare una catena con una maglia sostituita con un anello saldato alla buona: quella catena era buona solo per la rottamazione. Da un lato capisco la pressione dei tempi, dall’altro so che un accessorio compromesso prima o poi presenta il conto.
Documenti e registri obbligatori in cantiere
In ogni caso, per essere in regola servono pochi documenti, ma devono esserci davvero. Innanzitutto, il libretto d’uso e manutenzione di ogni accessorio, fornito dal fabbricante insieme alla dichiarazione di conformità CE. In aggiunta, il registro delle verifiche periodiche con gli esiti firmati dell’ente abilitato. Infine, la nomina e la formazione degli operatori, perché una verifica fatta da chi non sa cosa guardare non vale nulla.
In pratica, una verifica annuale per un piccolo parco accessori si aggira su cifre modeste, nell’ordine di qualche decina di euro ad accessorio: confrontale con il costo di un infortunio e capisci perché considero questa voce di spesa la più conveniente del budget sicurezza. In particolare, se il sollevamento avviene in prossimità di linee elettriche, la situazione diventa ancora più delicata: il rischio di contatto con i conduttori è tra i più gravi in cantiere. Per questo ti consiglio di leggere la nostra guida sulle distanze di sicurezza dalle linee elettriche, e per la parte elettrica del cantiere un riferimento affidabile resta installazioneelettrica.it.
Soprattutto, non dimenticare che la documentazione vale quanto il controllo: un ispettore che trova tutto in ordine sul registro fa meno domande e chiude la visita in fretta. In sostanza, la burocrazia della sicurezza, quando è sincera, diventa la tua migliore alleata.
Domande frequenti sulle imbracature di sollevamento
Di solito, la domanda che mi fanno più spesso in aula è se le imbracature di sollevamento abbiano una scadenza. In breve, la risposta è no: non esiste una data di fine vita automatica, ma la verifica annuale e i controlli visivi decidono tutto.
Ogni quanto va fatta la verifica periodica? In sostanza, la verifica degli accessori di sollevamento scatta ogni dodici mesi, come prevede il Decreto Ministeriale 11/04/2011, e va richiesta dal datore di lavoro a un soggetto abilitato. In aggiunta, tra una verifica e l’altra restano obbligatori i controlli visivi quotidiani e i controlli periodici indicati dal fabbricante.
Chi può eseguire il controllo visivo giornaliero? In pratica, qualsiasi operatore formato può farlo, ma la responsabilità della programmazione resta al datore di lavoro e al preposto. In particolare, sul ruolo del preposto ti consiglio di leggere la nostra guida dedicata, che trovi qui.
Le imbracature tessili possono essere riparate? Innanzitutto, una braca tessile riparata perde ogni garanzia, perché la cucitura originale fa parte del progetto di resistenza: su questo non transigo. In secondo luogo, per i componenti metallici esistono procedure specifiche, ma solo il fabbricante o un suo incaricato le può eseguire.
Come si conservano le imbracature? Di norma, le imbracature si tengono in un luogo asciutto, lontano da raggi UV, solventi e fonti di calore, appese senza nodi. In effetti, la conservazione sbagliata rovina gli accessori più dell’uso.
Che differenza c’è tra WLL e carico di rottura? In sintesi, il WLL, Working Load Limit, è il carico massimo ammesso in esercizio, mentre il carico di rottura è molto più alto perché le norme impongono fattori di sicurezza minimi, per esempio sette a uno per le bracce tessili. In breve, chi confonde i due valori sta giocando con la vita delle persone.
Conclusione: imbracature di sollevamento a norma per lavorare sereni
In conclusione, se dovessi riassumere in una frase il senso di tutto questo, vi direi: un’imbracatura di sollevamento a norma non è un costo, è un investimento sulla pelle di chi lavora con te. Inoltre, ho visto imprenditori risparmiare cento euro su una braca e perderne diecimila in fermo cantiere, per non parlare del resto.
Di conseguenza, il mio consiglio da vecchio perito è semplice: targhetta leggibile, registro aggiornato, verifica annuale prenotata con anticipo e controllo visivo ogni mattina, prima di attaccare il primo carico. Poi, segui questa routine e il sollevamento smetterà di essere la voce più rischiosa del tuo cantiere. In ogni caso, se qualcosa non torna, fermati: la differenza tra un bravo operatore e uno sventurato sta tutta lì, in quei dieci secondi di controllo in più.