Le murature portanti sono la spina dorsale di tantissimi edifici italiani, eppure pochi sanno riconoscerle. Ve lo dico da perito che ha passato vent’anni tra cantieri, studi tecnici e sopralluoghi: ho visto più danni provocati da muri demoliti a caso che da terremoti veri. Ricordo ancora il sopralluogo in una palazzina anni Sessanta a Catania, dove un proprietario aveva abbattuto un tramezzo al piano terra per allargare il soggiorno. Quel muro non era portante, ma quello accanto sì: in tre settimane al piano di sopra apparvero le crepe, e la pratica finì sul tavolo di un avvocato. Oggi vi porto dentro il mondo delle murature portanti: le tipologie, le verifiche imposte dalle NTC 2018 e gli interventi di consolidamento che utilizzo in studio ogni settimana.
Murature portanti: cosa sono e come riconoscerle
In pratica, una muratura portante è un elemento strutturale verticale che sostiene i carichi del fabbricato: i solai, le coperture, le travi e persino le spinte del vento. Inoltre, trasmette tutto questo peso alle fondazioni, e da lì al terreno. In parole povere, se la togliete, l’edificio si accorge subito della mancanza.
Innanzitutto, distinguere una muratura portante da un semplice tramezzo non è sempre immediato. Di solito, lo spessore è il primo indizio: un muro portante in laterizio parte da 25 centimetri in su, mentre un tramezzo moderno arriva a malapena a 8 o 12. In ogni caso, lo spessore da solo non basta, perché nelle case antiche esistono murature portanti in pietra anche di 50 o 60 centimetri, e tramezzi storici costruiti con materiali improbabili.
Come regola pratica, osservate la direzione dei solai: se le travi appoggiano sul muro, molto probabilmente quel muro lavora. In particolare, i muri perimetrali esterni e quelli interni allineati con i solai sono quasi sempre portanti. Talvolta, però, anche un muro interno senza carichi apparenti svolge funzione di controvento, e allora toccarlo è ancora più pericoloso.
Murature portanti: tipologie e materiali
In Italia convivono tradizioni costruttive molto diverse, e le murature portanti cambiano da regione a regione. In genere, la classificazione parte dal materiale e dalla tessitura, perché da questi dipende la capacità resistente. Generalmente, una muratura ordinaria in mattoni pieni si comporta in un modo, una in pietrame grezzo in un altro, e chi non lo capisce rischia di fare errori madornali nelle verifiche.
Laterizio pieno e semipieno
Innanzitutto, il laterizio pieno è il materiale storico per eccellenza: mattoni cotti in fornace, posati con malta di calce, con una buona resistenza a compressione e un comportamento duttile se ben confinato. In secondo luogo, il laterizio semipieno, con forature superiori al 15 per cento, si usa nelle murature portanti moderne; richiede però verifiche specifiche sui fori. Per i blocchi semipieni, inoltre, esistono indicazioni precise sulla percentuale di foratura ammessa senza prove di laboratorio. Se volete approfondire i sistemi in blocchi, vi rimando alla guida sulle pareti in laterizio che ho pubblicato di recente.
Murature in pietra
In secondo luogo, le murature in pietra sono le più difficili da valutare. Di solito, troviamo pietrame informe con malta povera, o murature a sacco con un riempimento interno di scarsa qualità. In pratica, la resistenza dipende più dalla tessitura e dal legame tra i conci che dal singolo materiale, e per questo le indagini diventano indispensabili.
Tufo e blocchi in calcestruzzo
Infine, il tufo domina in molte regioni del Centro-Sud, con la sua caratteristica leggerezza e una resistenza modesta. In aggiunta, i blocchi in calcestruzzo vibrocompresso rappresentano la soluzione moderna per le murature portanti di nuova costruzione. Come vedete, ogni materiale ha regole proprie, e per questo le verifiche non si improvvisano.
Quando servono le verifiche sulle murature portanti
Spesso mi chiedono quando è il caso di fermarsi e fare i conti con la struttura. Innanzitutto, ogni modifica che tocca la struttura impone una verifica: aprire una porta, allargare una finestra, eliminare un muro, inserire una scala. Inoltre, il cambio di destinazione d’uso è un classico: trasformare una soffitta in abitazione o un garage in studio aumenta i carichi variabili, e le murature portanti potrebbero non reggere.
In aggiunta, dopo un evento sismico anche lieve, la legge e il buon senso suggeriscono una valutazione accurata. Tuttavia, non servono per forza terremoti o cantieri: anche i segnali più banali meritano attenzione. Crepe diagonali sugli angoli di porte e finestre, fuori piombo, solai che flettono, porte che non si chiudono più: rappresentano tutti campanelli d’allarme che il sottoscritto non ignora mai. Se poi parliamo di sopraelevazioni o di cambi di destinazione che aumentano i carichi, la verifica non è una scelta, ma un obbligo normativo.
Inoltre, anche la compravendita di un immobile può richiedere accertamenti: sempre più banche e periti chiedono una relazione sulla struttura prima di erogare un mutuo o una polizza. In questo caso, la verifica delle murature portanti diventa un documento di valore commerciale, non solo un adempimento tecnico. Per i passaggi formali dell’iter, ricordate che serve l’autorizzazione sismica della regione quando l’intervento ricade in zona classificata sismica.
Come si verificano le murature portanti: la procedura
Prima di tutto, la verifica non è un parere estemporaneo: è un percorso codificato dalle NTC 2018, il D.M. 17 gennaio 2018 consultabile su normattiva.it, e dalla circolare applicativa. In questo percorso, ogni passaggio ha un nome e un documento, e chi lo salta firma comunque la relazione. Pertanto, ve lo descrivo come lo eseguo nei miei incarichi, passo per passo.
Step 1: rilievo geometrico e analisi storica
Innanzitutto, raccolgo la documentazione esistente: progetti, relazioni, pratiche edilizie, e la storia delle modifiche subite dall’edificio. Successivamente, eseguo il rilievo geometrico completo, con spessori, aperture, solai e i collegamenti tra i muri. In questo modo, costruisco il modello della struttura prima ancora di fare i calcoli, e capisco quali murature portanti lavorano davvero.
Step 2: indagini in situ e livello di conoscenza
In secondo luogo, arriva la fase delle indagini: martinetti piatti per misurare lo stato tensionale, prove endoscopiche per guardare dentro la muratura, prove con sclerometro e penetrometro per i materiali e, talvolta, prove di laboratorio su campioni. In base ai risultati, definisco il livello di conoscenza, che nelle NTC 2018 va da LC1 a LC3, e il fattore di confidenza che ne deriva. In pratica, più indagini eseguite, più il fattore di confidenza scende e più la verifica diventa realistica: per una muratura storica in pietrame, il salto da LC1 a LC3 cambia i parametri di calcolo in modo sostanziale.
Step 3: analisi e verifiche di sicurezza
Infine, eseguo l’analisi strutturale con un modello a elementi finiti o con metodi semplificati, e verifico le murature portanti sia per i carichi verticali sia per l’azione sismica. In sostanza, controllo che le tensioni restino sotto i limiti di resistenza e che gli spostamenti non superino i valori ammessi. Se qualche elemento non passa, si apre il capitolo del consolidamento. Per il quadro completo delle strutture, vi consiglio anche la lettura della guida sulle fondazioni secondo le NTC 2018.
Consolidamento delle murature portanti: gli interventi
Quando la verifica non torna, non serve abbattere tutto: esistono interventi collaudati che riportano in sicurezza le murature portanti senza snaturare l’edificio. In genere, la scelta dipende dal tipo di muratura, dall’entità del danno e dal budget. In ogni caso, ogni intervento deve essere progettato e diretto da un tecnico abilitato, e spesso richiede l’autorizzazione della soprintendenza se l’edificio ricade sotto vincolo monumentale.
Cuci-scuci e ristilatura
Innanzitutto, il cuci-scuci è l’intervento tradizionale per le lesioni localizzate: si sostituiscono i conci danneggiati con nuovi elementi ben ammorsati, come si cuce una ferita. In aggiunta, la ristilatura profonda dei giunti di malta recupera il monolitismo della muratura, soprattutto in quelle in pietra con malta povera.
Iniezioni di malta e tirantature
In secondo luogo, le iniezioni di malta a bassa pressione riempiono i vuoti interni e ricompattano il nucleo della muratura. Parallelamente, le tirantature metalliche, i famosi tiranti con le chiavi rompitratta, contrastano le spinte fuori piano e tengono insieme le scatole murarie. Di solito, questi due interventi lavorano benissimo insieme.
Intonaco armato e sistemi FRP e CRM
Infine, l’intonaco armato con rete elettrosaldata e i sistemi in materiali compositi, come FRP e CRM, aumentano la resistenza e la duttilità delle murature portanti. In particolare, i tessuti in fibra applicati con resina o con malta rinforzano le pareti senza aumentare troppo gli spessori. Come sempre, però, il materiale giusto va scelto da chi conosce la muratura, non dal catalogo del fornitore.
Costi e documentazione necessaria
Parliamo di numeri, perché è la prima domanda che mi fanno i clienti. Innanzitutto, una diagnosi completa con indagini mirate su una casa singola costa in media dai 1.500 ai 4.000 euro, a seconda del numero di prove. In secondo luogo, la relazione di verifica con i calcoli si aggira tra i 2.000 e i 5.000 euro. Infine, il progetto di consolidamento con direzione lavori dipende dall’intervento, e conviene sempre richiedere un preventivo dettagliato. Ecco i documenti che servono:
- Rilievo e indagini diagnostiche: relazione sulle prove eseguite e sui risultati, con i livelli di conoscenza raggiunti.
- Relazione di calcolo: verifiche delle murature portanti secondo le NTC 2018, firmata da un tecnico abilitato.
- Progetto di consolidamento: elaborati grafici con capitolato degli interventi previsti.
- Pratiche edilizie: permesso di costruire, SCIA o CILA a seconda dell’intervento, più eventuale autorizzazione sismica. Se l’intervento tocca anche gli impianti, per la parte elettrica rimando alle guide tecniche su installazioneelettrica.it.
Domande frequenti sulle murature portanti
Posso aprire una porta in una muratura portante? In linea di principio sì, ma solo dopo una verifica strutturale e con l’inserimento di una cerchiatura o di un architrave dimensionato. In ogni caso, non fate mai il taglio prima del progetto: ho visto aperture fatte di sabato e crolli parziali il lunedì successivo.
Quanto costa verificare una muratura portante? Per una verifica mirata su singoli elementi si parte da circa 1.000-1.500 euro; per una valutazione completa dell’edificio si sale, e la spesa si giustifica con la sicurezza. In sintesi, è il prezzo più basso che pagherete per dormire tranquilli.
Il consolidamento ferma le crepe? Sì, se la causa è strutturale e l’intervento è progettato bene. Tuttavia, se le crepe nascono da cedimenti delle fondazioni, prima si interviene sul terreno e sulle fondazioni, e solo dopo si consolida la muratura. In questo caso, vi rimando alla guida sulle fondazioni e alle verifiche NTC che ho approfondito nel sito.
Una muratura portante si può sostituire con una trave? Spesso sì, con una trave in acciaio o in cemento armato, adeguatamente dimensionata e appoggiata su piedritti verificati. In pratica, è un intervento delicato che richiede puntellamenti progressivi e il controllo dei cedimenti, e non è mai un lavoro da improvvisare. Per la verifica finale dell’insieme, esiste anche la figura del collaudo statico, di cui ho parlato in un’altra guida.
Conclusione sulle murature portanti
Se vi portate a casa una sola idea da questo articolo, portate questa: le murature portanti non perdonano le improvvisazioni. Ho visto colleghi fidarsi dell’occhio e firmare relazioni senza una sola prova in situ, e ho visto le conseguenze: crepe, sgomberi e cause legali. Per questo, il mio consiglio da perito è semplice: prima di toccare qualsiasi muro, chiamate un tecnico, fate fare i conti. Tra cinque anni, con le nuove classificazioni sismiche che stanno arrivando, gli edifici con murature portanti verificate, consolidate varranno di più e saranno più facili da assicurare. Investite oggi nella diagnosi, e non dovrete piangere domani su un muro che non c’è più.