Innanzitutto, il giorno in cui ho letto il decreto BIM per intero, nel mio studio ho fatto il primo errore: ho pensato che riguardasse solo le grandi società di progettazione. Poi un bando per una scuola da 2,3 milioni di euro ha cambiato tutto. Intanto la stazione appaltante chiedeva la consegna di un modello informativo, e io non sapevo da che parte iniziare. Ormai ve lo dico da perito con vent’anni di progetti alle spalle: chi oggi lavora per il pubblico e non ha mai aperto un flusso BIM rischia di restare fuori da una fetta crescente di mercato. In pratica, in questa guida vi racconto cosa prevede la normativa, quali scadenze rispettare e come preparare lo studio senza farsi prendere dal panico. Inoltre, vi lascio qualche numero sui costi reali, perché i preventivi che girano in giro spesso non hanno senso.
Cos’è il decreto BIM (DM 312/2021) e perché riguarda anche te
In pratica, il decreto BIM è il decreto ministeriale 2 agosto 2021, numero 312, che ha dato attuazione all’articolo 23, comma 13, del vecchio Codice dei contratti pubblici, il decreto legislativo 50/2016. In sostanza ha riscritto il precedente decreto 560/2017 e ha fissato modalità e tempi per introdurre in modo progressivo i metodi e gli strumenti elettronici di modellazione per l’edilizia e le infrastrutture. In breve, le stazioni appaltanti devono richiedere l’uso del BIM nella progettazione e nella realizzazione delle opere pubbliche sopra certe soglie di importo. Soprattutto, il cuore della norma sono il capitolato informativo, l’offerta di gestione informativa, il piano di gestione informativa e l’ambiente di condivisione dati, il famoso CDE. In aggiunta, la norma richiama le regole tecniche UNI EN ISO 19650 e la serie UNI 11337, che spiegano come organizzare i flussi informativi. Oggi, perché riguarda anche te? Perché i bandi sotto soglia possono premiare chi usa il BIM, e perché le imprese che eseguono i lavori chiedono sempre più spesso ai loro consulenti modelli pronti. Anche chi fa solo computi o direzione lavori finirà per incrociare un capitolato informativo prima o poi.
Pensa al modello informativo come a un database 3D: il muro non è solo un disegno, ma un oggetto con spessore, materiale, costi e tempi di posa. Di norma, quando il modello dialoga con il computo metrico e con la contabilità, gli errori di coordinamento crollano, e le varianti in corso d’opera diminuiscono.
Quando è obbligatorio: soglie e scadenze del decreto BIM
Prima di tutto, il calendario fissato dal decreto BIM prevedeva tre scatti: 15 milioni di euro dal 1° gennaio 2022, la soglia comunitaria dal 1° gennaio 2023 e un milione di euro dal 1° gennaio 2025. Poi il nuovo Codice dei contratti, il decreto legislativo 36/2023, ha assorbito la disciplina nell’articolo 43, dedicato ai metodi e agli strumenti di gestione informativa digitale delle costruzioni. Attualmente, con il correttivo del 2024 (decreto legislativo 209/2024), la regola pratica è questa: dal 1° gennaio 2025 il BIM è obbligatorio per le opere di nuova costruzione e per gli interventi su costruzioni esistenti quando la stima del costo presunto dei lavori supera i 2 milioni di euro. Tuttavia, in origine la soglia era un milione, poi il correttivo l’ha alzata a due, e per gli edifici tutelati ai sensi dell’articolo 10 del decreto legislativo 42/2004 vale invece la soglia europea dell’articolo 14, comma 1, lettera a), del Codice. In ogni caso, la norma esclude gli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, a meno che non riguardino opere già realizzate con metodi digitali. Invece, per i lavori sotto i 2 milioni l’adozione del BIM resta facoltativa, ma l’articolo 43 permette alle stazioni appaltanti di prevedere un punteggio premiale secondo le misure dell’Allegato I.9 del Codice. In pratica, se nel 2026 partecipi a un bando da 2,5 milioni senza una minima organizzazione BIM, parti già svantaggiato.
Il riferimento per l’obbligo è la stima del costo presunto dei lavori, non l’importo del tuo incarico: anche una progettazione da 80.000 euro può finire dentro se l’opera supera i 2 milioni. Inoltre, la soglia si applica agli affidamenti i cui bandi escono dopo il 1° gennaio 2025, quindi il conteggio si fa gara per gara.
Come adeguarsi al decreto BIM: guida passo per passo
Step 1: forma le persone prima dei software
Innanzitutto, forma le persone: un corso base sulla UNI EN ISO 19650 e sulla UNI 11337 vale più di qualsiasi licenza. Anche io ho iniziato al contrario, comprando i programmi e sperando che i colleghi si mettessero al lavoro: per un anno ho prodotto solo modelli inutilizzabili. In sintesi, le figure che servono sono il BIM manager, che governa il processo, il BIM coordinator, che tiene insieme le discipline, e il BIM specialist, che modella.
Step 2: scegli strumenti interoperabili
In secondo luogo, scegli strumenti che parlano la stessa lingua: formati aperti come IFC e BCF, non archivi chiusi. Oggi il mercato offre software authoring come Revit, Archicad, Allplan o Edificius, piattaforme di condivisione come usBIM, Autodesk Construction Cloud o ThinkProject, e viewer gratuiti per controllare i modelli. Comunque, il criterio che valuto di più è l’interoperabilità, perché l’articolo 43 impone piattaforme interoperabili con formati aperti non proprietari, proprio per evitare il lock-in verso un unico fornitore.
Step 3: standardizza processi e documenti
Successivamente, metti nero su bianco il processo: l’atto organizzativo, il capitolato informativo e le regole di modellazione valgono più del software. In genere, quando arriva un bando, la stazione appaltante allega il capitolato informativo, e la tua offerta deve contenere l’offerta di gestione informativa, che poi diventa il piano di gestione informativa in fase esecutiva.
Step 4: imposta l’ambiente di condivisione e la consegna
Infine, allestisci l’ambiente di condivisione dati, il CDE, e definisci i livelli di sviluppo dei modelli: senza regole di consegna, il fascicolo digitale diventa un cimitero di file. In particolare, per gli edifici esistenti il modo più rapido per partire è il rilievo laser scanner, che genera la nuvola di punti su cui modellare: ne ho parlato nel workflow dedicato al rilievo laser scanner per lo studio tecnico. Ad esempio, su un intervento di ristrutturazione recente abbiamo modellato l’esistente partendo dalla nuvola di punti e abbiamo tagliato i tempi di rilievo di due settimane.
Quanto costa adeguarsi al decreto BIM: software e formazione
Di solito, partiamo dai numeri: un software authoring costa qualche migliaio di euro l’anno per postazione, con licenze annuali che includono aggiornamenti e supporto. Anche le piattaforme di condivisione viaggiano su canoni mensili per utente, mentre i viewer si trovano anche gratuiti. Solitamente, la formazione costa meno di quanto pensi: corsi base da poche centinaia di euro, percorsi certificati da qualche migliaio, e molto materiale gratuito per iniziare. In effetti, la voce che la gente sottovaluta è la curva di apprendimento: servono tre o sei mesi prima che un progettista torni produttivo, e quel tempo va messo in conto. Anzi, se devo essere sincero, il costo più alto non è la licenza: è il lavoro che rifai due volte quando i modelli non dialogano. Poi, valuta l’integrazione con ciò che già usi: computo metrico, contabilità e gli altri elaborati dello studio devono poter viaggiare con i dati del modello. In ogni caso, chi lavora anche sugli impianti trova spunti pratici e aggiornamenti normativi sul portale installazioneelettrica.it, che seguo regolarmente.
Se guardi il ritorno, il conto cambia: meno errori di coordinamento in cantiere, meno varianti, meno rilavorazioni. Di solito, sui primi progetti la differenza si vede già nel numero di interferenze trovate prima di scavare, non dopo. Anzi, il tempo che recuperi nei controlli vale spesso più del risparmio diretto.
Documenti e figure professionali richiesti dal decreto BIM
Quindi, quando partecipi a una gara che richiede il BIM, i documenti che devi conoscere sono quattro: capitolato informativo, offerta di gestione informativa, piano di gestione informativa e atto organizzativo. In pratica, il capitolato informativo lo prepara la stazione appaltante e definisce i requisiti informativi, mentre l’offerta di gestione informativa la scrivi tu in gara e spiega come intendi organizzare il lavoro. In seguito, il piano di gestione informativa è la versione operativa dell’offerta, che si aggiorna dopo l’aggiudicazione, e l’atto organizzativo dimostra che lo studio ha un processo di controllo dei dati. Da un lato, per le persone la norma non impone certificazioni, ma in gara i curricula di BIM manager, coordinator e specialist fanno la differenza. Inoltre, ricorda che il contenuto minimo del capitolato informativo lo definisce l’Allegato I.9 del Codice, consultabile insieme al testo vigente dell’articolo 43 su normattiva.it. Anche la documentazione tradizionale resta in campo: la relazione tecnica illustrativa, il computo metrico e gli elaborati grafici convivono con il modello, come ho spiegato nella guida sulla relazione tecnica illustrativa. In aggiunta, l’Allegato I.9 guarda all’interoperabilità con l’archivio informatico nazionale delle opere pubbliche, segno che il fascicolo digitale non resterà un documento privato dello studio.
Errori da evitare quando ti avvicini al decreto BIM
Anzitutto, il primo errore: comprare il software prima di formare le persone, esattamente come ho fatto io. Poi, il secondo errore: modellare senza standard, lasciando che ognuno disegni a modo suo. Spesso, il terzo errore: consegnare un file IFC senza verificarlo, come se bastasse esportare per avere un modello. In effetti, ho visto un collega perdere punti in gara perché l’offerta di gestione informativa non rispondeva al capitolato: la stazione appaltante gliel’ha fatto notare in seduta pubblica. Infine, il quarto errore: pensare che il BIM sia solo il modello 3D, quando il vero valore sta nei dati e nelle informazioni che il modello trasporta.
Domande frequenti sul decreto BIM
Il BIM è obbligatorio anche per i privati? No: l’obbligo riguarda le stazioni appaltanti sugli appalti pubblici sopra i 2 milioni di euro, mentre nel privato resta una scelta di mercato. Oggi, da quando parte l’obbligo? Dal 1° gennaio 2025 per i lavori sopra i 2 milioni: se partecipi a una gara pubblica oggi, la regola vale già. In sostanza, cosa rischio se il mio studio non si adegua? Sui bandi sopra soglia rischi di restare fuori, su quelli sotto soglia di perdere punti premiali: nessuna sanzione diretta, ma di fatto resti indietro. Il decreto BIM è ancora in vigore nel 2026? Sì: le regole tecniche restano il riferimento operativo, mentre l’obbligo oggi discende dall’articolo 43 del decreto legislativo 36/2023, come modificato dal correttivo 209/2024. Una domanda che mi fanno in tanti: devo diventare un esperto di Revit? No: puoi coordinare specialisti esterni, ma devi saper leggere un capitolato informativo e gestire il flusso. Quanto tempo serve per adeguarsi? Con un percorso serio, sei mesi bastano per arrivare ai primi bandi, se inizi dalla formazione e da un progetto pilota.
Conclusione: cosa farà il decreto BIM al tuo studio
Per concludere, se devo dare un consiglio da collega a collega: non aspettare il bando da 2 milioni per iniziare. Oggi puoi ancora sbagliare in piccolo, con un progetto pilota, e quegli errori ti costeranno poco. Poi, tra due o tre anni, quando anche i bandi minori useranno il punteggio premiale in modo sistematico, lo studio che ha già un flusso informativo parte davanti a tutti. Quindi, se oggi sei in dubbio, scegli la strada che ho percorso io dopo l’errore iniziale: forma le persone, standardizza il processo, e solo dopo compra gli strumenti. Vi assicuro che il decreto BIM non è una moda: è il modo in cui si progetterà da qui in avanti.